Tag: supercar

29 May | 2017
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Convivenza con una supercar

Forse cinque giorni di convivenza non sono poi molti, ma se questi giorni sono in compagnia di una Lamborghini Aventador S, potrebbero essere molto intensi. Ci ho fatto la spesa, sono andato al bar a far colazione, con il sole e con la pioggia. Sono stato nel traffico di Milano, in autostrada, su strade strette, su strade sporche e su strade piene di buche. Ho fatta tanta benzina. Per l’esattezza ho bruciato 250 litri, circa 388 euro. Ma cavolo se ne è valsa la pena.

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È difficile rendersi conto cosa significhi andare in giro tutti i giorni con un’astronave da 740 CV. Al di là della facilità con cui annienti in rettilinei, bisogna mettere in conto che la gente, attorno a te, impazzisce. In autostrada gli automobilisti ti superano, frenano, riaccelerano, si mettono a roteare attorno a te. Diventi una specie di sistema solare, dove la Lambo gialla, ovviamente, è il sole.

Non ho idea di quante persone abbiano la foto di me con mezzo busto fuori dal finestrino al casello autostradale, ma sono molte. Ho preso tanti di quei crampi per afferrare il biglietto che non ne avete idea. Non solo la Lambo è bassissima, ma è così larga che non ci si può nemmeno avvicinare troppo alla macchinetta al casello, o il rischio di incastrarla sul fianco è altissimo.

La gente che poi ti si incolla al posteriore dell’auto per ingarellarsi non si conta. Il V12 è così rumoroso da scuotere le montagne, e questo è un altro problema. In preda all’euforia, scalavo marcia ad ogni occasione per far tuonare il motore. Dei botti e delle smitragliate da Apocalipse Now: una gioia per le orecchie. Una gioia che DEVE essere condivisa. Ogni volta che ho incontrato un passante o qualcuno con il finestrino aperto, non ho perso l’opportunità di fargli sentire il suono del dodici cilindri che esplode. Tutto questo perché sono convinto che “da un grande potere derivano grandi responsabilità”: far godere tutti di questo suono, che lo vogliano o no. Capito Spiderman?
Il lato negativo è che al vostro passaggio nei centri abitati gli allarmi delle altre auto scattano spesso e volentieri, insieme alla segnalazioni alla polizia.

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Se poi la parcheggi per mangiare il gelato è la fine. Si crea una folla in meno di dieci secondi. La gente in moto rallenta, torna indietro e si ferma. Dopodiché vi chiede di sgasare, vi chiede chi è vostro padre, ma soprattutto, vi chiede: “come fate ad essere così ricchi?”. La fantasia delle mie risposte la lascio alla vostra immaginazione.

Capitolo bagnato. La trazione integrale la rende estremamente trattabile quando piove. Ispira tanta fiducia, ma meglio portarle rispetto. Ho pure provato a stuzzicarla su qualche rotonda, ma le gomme da 355 posteriori non sono molto simpatiche quando perdono grip. Soprattutto quando sorpassate e cominciano a slittare a 90 km/h: non bene.

Passiamo al problema successivo: l’assetto. In modalità Strada (ci sono anche Sport e Corsa) le sospensioni sono QUASI adeguate ad un uso, appunto, stradale. I piccoli dossi – se presi “piano piano piano” – vengo assorbiti dignitosamente, così come le buche. Se considerate che ci sono cerchi da 21” con spalla 30 dietro e da 20” con spalla 25 (!) davanti, è un bel risultato. Ma sui sanpietrini è come camminare a piedi nudi su una grattuggia gigante. Un dosso alto è l’equivalente dell’Everest e, anche se c’è il pulsantino magico che solleva il muso dell’auto, la paura di sentire quel fastidioso rumore di carbonio che striscia sull’asfalto è altissima.

Ci sono tanti altri lati oscuri. L’elettronica, ad esempio. Più volte lo schermo mi si è illuminato “ad albero di Natale” (propio come una vecchia FIAT), minacciandomi di lasciarmi a piedi. Ma il metodo “spegni e riaccendi tutto” mi ha salvato. Quando il motore è freddo, poi, è praticamente impossibile non procedere a saltelli e a strappi, con conseguente nausea immediata. Il computer di bordo non vi indica il consumo medio (per fortuna), il sistema d’infotainment è complicato da usare e il navigatore funziona a tratti. Insomma, è un po’ come essere sposati con una top model viziata: ha un brutto caratteraccio e mille piccoli difetti, ma quando vi svegliate al mattino non vorreste accanto nessun’altra.

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26 Apr | 2017
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Big Mc

Non è facile entrare a sgomitate in mezzo a Ferrari, Porsche e Lamborghini; buttiamoci dentro anche Aston martin. Quando hai a che fare con brand così magnetici, storici, forti, anche se ti chiami McLaren non è detto che riuscirai ad essere all’altezza. La McLaren F1 (stradale) è una leggenda di auto, questo sì, ma costruire una gamma di supercar e vendere tanti esemplari in serie è un altro discorso. La Casa di Woking però con la MP4-12C (un nome orribile) è entrata a gamba tesa – e con successo – nell’Olimpo delle auto sportive. Devo essere sincero, la Mp-4 non mi ha mai fatto sognare. Mi sembrava un elettrodomestico allora e lo sembra anche adesso: fredda, un po’ anonima. Un po’ bruttina. Un’auto che aveva il solo scopo di essere “oggettivamente migliore” della Ferrari 458. Migliore in cosa? Nello 0-100? Nel tempo sul giro? Ovviamente si prese bastonate dall’italiana, non tanto in termini di prestazioni – era velocissima -, ma in termini di carattere, di coinvolgimento. Quel tipo di cose che contano più di ogni altra, in una supercar. E non tiriamo in ballo l’estetica…

Arrivò poi la sostituta. La McLaren 650S, per quanto mi riguarda, è migliore della MP4-12C soltanto nel nome. È più facile da ricordare, almeno. La sua linea è leggermente migliorata, ma ai miei occhi appare come un tentativo di mettere delle toppe dove la MP4 ha fatto dei buchi. Più potente, più veloce, ma forse peggio ancora da guidare (si parlava di “imponente sottosterzo”). Insomma, un’altra auto che non dice nulla alle mie terminazioni nervose.

Poi un giorno mi sono svegliato, ho aceso il PC e mi si è palesata davanti la foto della McLaren P1. Sono rimasto turbato. Quando l’ho vista la prima volta non l’ho del tutto capita. Quelle linee extraterrestri, quella coda che mostra le viscere meccaniche e quei fari a goccia erano straordinari; anche se in realtà mi convincevano di più la LaFerrari e la Porsche 918 Spyder. Ma pian piano ho cominciato ad amare quella sua sagoma da prototipo di LeMans. Dal vivo è così lunga, bassa e “fluida” da lasciare a bocca aperta. Questa sì che è una McLaren con un’anima. Quando poi ho visto il video della P1 che percorre il rettilineo di Yas Marina di notte sparando fuoco dallo scarico come se fosse un candelotto di dinamite, allora mi sono follemente innamorato. E credo che anche Bruce Wayne ci stia seriamente facendo un pensierino.

La P1 è la dimostrazione che la McLaren sa fare auto cazzute. E la 675LT ne è la conferma. Più bella della 650S, più emozionante, più esotica, più “P1”. L’auto che ha chiuso la quadratura del cerchio, la fine di un percorso iniziato con la MP4-12C. Come se McLraen, finalmente, avesse capito in che direzione andare.

Tutto questo mi serviva per arrivare al dunque. Dunque: la nuovissima McLaren 720S è il futuro di McLaren, nemmeno tanto lontano, visto che arriverà a breve sul mercato. Devo ammettere che la prima volta che l’ho vista sono diventato cieco per dieci secondi. Quali rospi hanno leccato i designer di Woking per disegnare un’auto del genere? Dico davvero.

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Ha così tanti dettagli strani che non so da dove cominciare. Forse dai bulbi concavi anteriori che ospitano fari a prese d’aria, un’idea bizzarra quanto interessante. Più la guardo, però, più mi piace, come la P1. Anzi non riesco a smettere di farlo. Ritrovo in lei un po’ di P1, di McLaren F1 e un po’ di…nuovo. Credo che dopo anni la McLaren abbia capito finalmente come farci sognare veramente. Grande Mc. Dove posso provarla?

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19 May | 2016
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È bello ciò che piace

Guardare foto di supercar è come sfogliare il catalogo femminile di Intimissimi: nessuna è brutta, ma ognuno ha la sua preferita.

Ogni tanto mi soffermo a guardare le auto con occhi diversi. Faccio un tentativo, almeno. Purtroppo e per fortuna mi lascio influenzare dalle loro caratteristiche dinamiche (dell’auto), e così anche vetture non proprio sexy e scultoree appaiono alle mie pupille splendide opere.

Sono uno di quelli che trova bella la Nissan GTR, per farvi capire. Non bella in senso assoluto, ma quel brutto che piace (perché so di cosa è capace). Ma questa è una malattia della vista diffusa, come quella pur cui ogni appassionato di rally trova bella la Mitsubishi Lancer Evo. Càpita.

Tuttavia – e qui mi condanneranno alla sedia elettrica – faccio fatica ad apprezzare il look delle ultime vetture della Casa del cavallino. Divento sempre bordeaux e inizio a saltare come una scimmia quando mi trovo ad avere a che fare con una Ferrari, ma il design delle ultime supercar non mi ammalia come dovrebbe. Trovo ancora stupenda la F430, un’auto che è la naturale evoluzione della 360 Modena e che riesce a coniugare perfettamente il classico con il moderno.

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La 458 mi ha lasciato a bocca aperta la prima volta che la vidi in foto, sembrava dieci anni proiettata nel futuro, ma il suo look non mi ha mai conquistato fino in fondo. La 488 GTB sembra più grande e spavalda della 458, ma quando le guardo una di fianco all’altra non riuscirei a dire quale sia l’ultima arrivata.

Tuttavia, look o non look, le comprerei subito entrambe, se potessi. La Ferrari California invece nella mia classifica di desiderabilità si posiziona tra la nuova Tipo e la Ford Galaxy. La prima versione la trovavo davvero cicciuta e goffa, una Ferrari perfetta per Paris Hilton. L’ultima è più armoniosa e aggressiva nelle forme, ma se possibile è ancora più anonima.

Sarà che sono cresciuto con Ferrari come la 550 Maranello, la F355 e la 360 Modena, ma non capisco fino in fondo la bellezza dell’ultimo corso di stile di Maranello.

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A questo punto la mia domanda è: sono io che sono impazzito o c’è qualcuno che soffre della mia stessa malattia?

9 May | 2016
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Porsche e Targa Florio, la mia avventura

La Targa Florio è un qualcosa di difficile da descrivere. È una delle gare più antiche e difficili del mondo, ma descriverla così sarebbe riduttivo.

Andiamo con ordine.

I giorni scorsi ho avuto il privilegio di viverla da vicino, o meglio, da dentro. Quattro incredibili giorni su e giù per le strade della leggendaria corsa alla guida delle nuove Porsche 911, facendo tappa nei luoghi storici della gara insieme alle vetture d’epoca. Giorni fatti di panorami mozzafiato, buche, cannoli e soprattutto automobili; in compagnia dei miei colleghi giornalisti, ma prima di tutto, amici.

Arriviamo giovedì a Palermo giusto in tempo per rilassarci e rischiare la vita sulle strisce pedonali. Il mare, la vitalità, le palme e il traffico congestionato fanno sembrare Milano una città svizzera. La mia missione (secondaria) è quella di assaggiare il famoso panì ca meusa, il panino con la milza che fanno – quasi – solo a Palermo; un’impresa che si rivelerà molto più ardua del previsto.

Ci godiamo la cerimonia d’apertura della Targa in Piazza Verdi circondati da centinaia di persone e altrettante vetture, nuove e d’epoca. Ferrari che sgasano, un tizio con una Bugatti che per poco non investe una famiglia, un caffè atteso a lungo al bar del teatro. Un’inizio in grande stile.

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Venerdì mattina mi alzo presto per la colazione: cannoli, bacon, uova, e via verso il parcheggio a prendere le nostre auto. Io e il mio collega Marco per due giorni saremo i felici proprietari di una Porsche 911 Turbo S grigio chiaro, mentre i nostri colleghi completano il gruppo con una 911 Turbo rossa e una 911 Carrera 4S grigio scuro.

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Le indicazioni sono chiarissime: “usatele come se fossero vostre; lavatele, lasciatele sporche, seguite il percorso che preferite, insomma: siete liberi di fare quello che volete”.

Non serve aggiungere altro. Impostiamo il navigatore su “no autostrada” e ci fiondiamo alla ricerca di strade giuste.

La prima tappa della giornata è Cefalù, dove ci attendono per pranzo. Le strade che seguono sono tra le più belle che abbia mai visto, ma alcuni tratti sono così pieni di buche che sembrano terremotate.
Alcuni punti vanno percorsi a passo di bradipo per non toccare il fondo dell’auto e non distruggere gli ammortizzatori.

Traffico quasi nullo e decine di chilometri di curve così fantastiche che quasi non mi sembra vero. L’accoglienza della gente ad ogni paese che attraversiamo è incredibile: foto, grida, pollici in sù. Una signora ci regala pure un dolce, e noi ricambiamo sgasando con le nostre Carrera.

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La 911 Turbo S, come ho già detto nella mia prova, è un bel posto in cui stare. In modalità D l’auto è comoda, rilassata e silenziosa, e nonostante abbia il sedere più largo di quello della Carrera S risulta comunque abbastanza compatta e versatile. Ma su questi tratti la versatilità ci interessa quanto la matematica applicata. Scopriamo che in modalità Sport la 911 scoppietta e “suona” meglio che in Sport + (Marco adora gli scoppiettii), ma io preferisco la seconda.

La Turbo S è un’auto dalla doppia anima: calma e docile nel traffico, ma dannatamente veloce all’occorrenza. I 530 CV e 700 Nm di coppia semplicemente annientano ogni tratto di rettilineo, sparando l’auto fuori dalle curve a velocità incredibile. Superiamo qualche auto storica, schiviamo qualche mucca e ci fermiamo scambiandoci auto e pareri tra una sigaretta e l’altra.

Prima di cena torniamo in hotel percorrendo gli ultimi chilometri a passo d’uomo nel congestionato traffico di Palermo, dove in coda un tizio invita me e Marco fuori a cena. Rifiutiamo la losca proposta e andiamo a prepararci per una chiacchierata con delle leggende della Targa Florio: Herbert Linge, Günther Steckkönig, Gijs Van Lennep e Vic Elford, uomini temerari che hanno gareggiato al volante delle vetture di Stoccarda lungo il tracciato stradale più incredibile del mondo. Mangiamo pesce arrotolato (un must della nostra avventura), qualche decina di cannoli e andiamo a dormire.

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Sabato riprendiamo le nostre auto e ci dirigiamo verso Agrigento, passando per Corleone. Il panorama è verde e collinare ci aggrada, così ci fermiamo per scattare qualche foto e fare qualche ripresa. Ne approfitto per fare un giro sulla Turbo rossa e sulla 4S. La Turbo ha 40 CV in meno della Turbo S, ma ha comunque abbastanza coppia e cavalli per trainare una nave. Non è tanto la potenza in sé a stupire, quanto l’accessibilità delle sue prestazioni.

La 911 4S non è ha la stessa spinta violenta delle altre due, ma non per questo è meno coinvolgente. Il suo 3.0 litri sei cilindri boxer sovralimentato da 420 CV e 500 Nm ha grinta da vendere e la 4S non sembra lenta neanche se confrontata con le altre due.
È un’auto molto equilibrata: ogni elemento è perfettamente integrato con gli altri ed è piacevole da guidare ad ogni andatura. Qualcuno di noi se n’è innamorato perdutamente.

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Comincia a piovere, ma poco male: le nostre 911 sono tutte a trazione integrale, una sicurezza in più che non guasta affatto. Il telaio della Turbo S infonde molta fiducia e, se si è abbastanza smaliziati, si può far derapare leggermente il posteriore di qualche grado in uscita di curva consapevoli del fatto che la trazione integrale e il PSM (Porsche Stability Management) vi aiuteranno a riparare agli errori.

Dopo il pranzo a Porto Epedocle ci fermiamo alla Valle dei Templi: un luogo mistico e meraviglioso, ma che ci costa più di un’ora di ritardo sulla tabella di marcia. Nonostante questo, tornando verso l’Hotel trovo il tempo per fermarmi sul lungo mare di Palermo, dove finalmente riesco ad addentare il famigerato panino con la milza. Con due euro potete accaparrarvi questo grasso e sfizioso snack dal sapore ferroso e dalla consistenza viscida. Delizioso.

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La Turbo S in due giorni ha percorso circa 800 km affrontando traffico, strade butterate e pioggia senza battere ciglio; tenendo ritmi incredibili nelle strade piene di curve, ma risultando allo stesso tempo (relativamente) discreta davanti al paninaro addetto alle milze.

Domenica, purtroppo, ci tocca lasciare le nostre auto al parcheggio; ma non è ancora tempo di tornare a casa. L’ultima tappa del nostro viaggio è Floriopoli, dove si trova la partenza delle vetture storiche della Targa. Odore di benzina, rumore assordante e centinaia di persone radunate ad ammirare questi pezzi di storia a quattro ruote.

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Ho la pelle d’oca per svariati minuti, ma c’è di più: mi dicono che c’è l’opportunità di fare un giro come passeggero a fianco di Günther Steckkönig su una Porsche 356 B 2000 GS-GT. Herr Steckkönig avrà più di settant’anni, ma la sua voglia di spingere non è calata per niente. Partire a manetta con un motore euro zero che urla e tutta la gente che tifa e scatta fotografie è un’esperienza surreale. Erano matti a correre con auto del genere su queste strade, una follia che solo piloti temerari e senza qualche venerdì potevano compiere.

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Ecco, la Targa è una meraviglia del motorsport, proprio come il Pikes Peak e il Tourist Trophy, con il plus di una storia centennale, cibo fantastico, persone calorose e paesaggi stupendi.

Sono onorato di averla potuta vedere così da vicino. La 911 Turbo S è un’arrestabile macinatrice di chilometri e missile terra-terra all’occorrenza. È stata la compagna ideale di un’avventura unica, fatta di automobili, paesaggi incredibili e cibi grassi e sospetti; ma più di tutto, un’avventura tra amici.

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