Tag: sport cars

4 Nov | 2016
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Hot laps a Monza

Guidare in pista a volte può essere rilassante. Il weekend scorso ho partecipato all’ultima gara del campionato monomarca Seat Leon Cup sul circuito di Monza. La macchina, ovviamente, è tutt’altro che rilassante. È eccitante, adrenalinica, una vera bestia. Considerando che si guida in gara, poi, parte del divertimento viene tramutato in concentrazione, ansia, a volte rabbia.

Tra un prova libera e l’altra, però, ho avuto l’opportunità di trasportare i clienti in pista a bordo di una Seat Ibiza Cupra per degli hot laps. Passare da una Leon da gara da 330 CV ad una Ibiza Cupra stradale (seppur sportiva) da 200 CV è come mettersi a camminare dopo un’ora di tapis roulant: si ha la sensazione che il mondo sia fermo. In parte perché la pista uccide qualsiasi sensazione di velocità, in parte perché con quattro passeggeri a bordo la Cupra non è proprio al massimo delle sue potenzialità.

Ad ogni modo, caricare persone che non sono mai state in un circuito è divertentissimo. Le madri che urlano, i ragazzi che si divertono, le domande strane del tipo: “ ma questa monta i freni carboceramici?”. Tutto molto bello.

Senza contare che non c’è nessun cronometro a cui rendere conto, solo il piacere di far salire i giri del motore e di saltare sui cordoli, piacere condiviso con altre persone, per di più.

La pista poi appare modo diverso: l’angolazione delle curve, le strisce nere sull’asfalto, le altezze dei cordoli; tutto appare più nitido e chiaro. Il limite delle gomme stradali, poi, è molto più basso di quello delle slick (scusate l’ovvietà) e l’auto scivola lentamente quando il grip finisce, permettendovi di spremere l’auto in sicurezza e senza prendere rischi.

Il fatto che la Cupra sia dotata di cambio manuale, poi, aggiunge quel gusto di manovrare una leva che tanto adoro. È solo la frenata a dare fastidio: non che non sia potente, anzi, ma l’ABS parecchio invasivo e il pedale “lungo” sono una doccia d’acqua gelida dopo la frenata monumentale di una macchina da corsa. Ma devo ammettere che non mi sono mai divertito così tanto.

28 Jun | 2016
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Il look del 2000

I gusti sono gusti, nevvéro? Questa affermazione è giustissima, ma va anche detto che i gusti di ogni persona vengono plasmati dall’ambiente e dal periodo storico in cui vive. Per questo motivo chi è nato in America mangia la pasta col ketchup, chi è veneto mangia i gatti e chi è cresciuto negli anni ’90 ascolta ANCORA Gigi D’Agostino. Son cose che fanno venire i brividi, ma è la realtà dei fatti.

La bellezza è soggettiva, ma forse non del tutto. Le macchine ultimamente sono difficili da inquadrare, esteticamente parlando. Non circolano più delle vasche da bagno orribili per le strade (i costruttori si sono accorti che le auto belle potrebbero avere più successo), ma allo stesso tempo non ci sono più molte auto che mi fanno dire “wow”.

Dov’è il fattore wow? Si assomigliano un po’ tutte, queste auto nuove. Ci così tanti suv nella gamma – con gli annessi restyling – che perdo due diottrie ogni volta che ne vedo uno, tanto mi sforzo per capire di quale modello si tratta. La famosa “BMW Serie cinque di Bangle”, così va chiamata, rimane la mia berlina preferita di sempre. Sarà perché si distingueva dalle altre berline della gamma, o forse perché è la Serie 5 della mia adolescenza.

Temo che il design davvero WOW per le auto sportive si sia fermato agli anni 2000, per i miei gusti. La Ferrari Enzo, la Porsche Carrera GT e la Pagani Zonda S sono le auto con le forme più belle che abbia mai visto. Pulite, tecnologiche ma essenziali; un ponte tra acerbe le supercar degli anni ’90 e le computerizzate e steroidate supercar degli anni 2010.

La Lamborghini Murciélago: che bell’oggetto. Largo, cattivo, ma anche sinuoso e ovattato. Una specie di ufo con due scarichi belli eretti sulla coda: molto più “italiana” ed elegante della spigolosissima Aventador.
La Ferrari 360 Modena Challange Stradale e la 575 Maranello, poi, mi hanno fatto sognare. Il V8 cinque valvole per cilindro della Modena faceva un “wuuuuu!” così acuto e i 400 CV sembravano così tanti e appropriati al suo look. Stessa cosa la Maranello: con quella presa d’aria sul cofano e quel codino, rimane la gran turismo più sportiva ma allo stesso tempo elegante che abbia mai visto, soprattutto in grigio scuro.

E lo stesso vale per la BMW M3 E46 – anche se ormai dire che è la M migliore è mainstream quanto dire che Tarantino è un genio -, la Porsche GT3 RS 997 MK2, la Renault Clio V6, la TVR T350C (se mai qualcuno la conoscesse), la BMW Z8 e la Koenigsegg CC8S.

Ecco, ora mi sento meglio.

 

16 Jun | 2016
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Seat Ibiza Cup a Misano, il racconto in prima persona

Caldo, odore di gomme, di freni, cilindri a profusione. Il Circuito di Misano Adriatico durante il weekend di gara è uno spettacolo. È venerdì, ora di pranzo: io e il mio collega , ma sopratutto amico, Andrea Brambilla siamo qui per correre una gara della Seat Ibiza Cup, uno dei campionati monomarca più divertenti e combattuti del panorama motoristico italiano. Mai avrei pensato che la mia prima gara con una vettura da turismo sarebbe stata su un’Ibiza. Anche perché, pur facendo il tester di auto, non ho MAI avuto l’occasione di provarne una. Strana la vita, eh?

Per chi non lo sapesse, per correre in auto ci vuole una maledetta licenza sportiva e per ottenerla bisogna prepararsi ad avere a che fare con la burocrazia italiana. Elettroencefalogramma, cardiogramma, gruppo sanguigno, antitetanica, corso ACI delle bandiere di gara, tessera ACI da vips da 60 euro (a scadenza annuale) e per concludere, con altri 290 euro vi daranno la vostra bella licenza sportiva nazionale C. Insomma, una procedura lunga e complicata.

L’Ibiza Cup, invece, è un format semplice. Sei tappe: Adria, Misano, Mugello, Vallelunga, Monza e Imola; macchine tutte uguali e costi relativamente contenuti. Una gara costa 7.000 euro, con la possibilità di fare un equipaggio di due piloti e dividere le spese.

Ma torniamo alla nostra mattina. Stiamo mangiando una piadina squacquerone e rucola, pronti psicologicamente per affrontare il nostro weekend. Dalla quantità di auto che troviamo nel parcheggio del circuito ci rendiamo conto della maestosità di questo evento. Credo di non aver mai visto una tale quantità di BMW M4 tutte assieme. Porsche, Ferrari, Lambo, ogni genere di supercar con ogni genere di targa è parcheggiata sull’erba come ad una sagra di paese.

Le nostre prove libere sono alle 10,40 di sera, ma noi arriviamo in pista dopo pranzo per goderci la giornata. Durante il weekend non ci siamo solo noi: vetture GT, Porsche Carrera Cup, Formula, campionato TCS, Leon Cup, di tutto e di più. Gente che gira con i Ciao Piaggio per i paddock, auto da sogno, simulatori, stands, ragazze ombrellino.

Lo stand SEAT è gigantesco. Dio solo sa quanti caffè sono riuscito a bere, senza contare i succhi di frutta, le pizzette e le mini brioches. Ma noi siamo vogliosi di vedere la nostra macchina.

L’Ibiza è parcheggiata sotto un tendone insieme alle sue diciassette sorelline. È verde, di un verde pisello brillante, pronta essere decorata con i nostri adesivi. Il motore è un 1.4 TFSI con compressore volumetrico e turbina in grado di sviluppare 200 CV di potenza; il cambio invece è un DSG (quasi) di serie. Per il resto l’Ibiza monta i soliti upgrade delle vetture da corsa: dischi e pastiglie da gara, gomme slick, roll-bar, contagiri elettronico e i vari sistemi di sicurezza.

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26 May | 2016
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Test drive di ‘Na Macchina

Ebbene sì, le domande inappropriate sono sempre in agguato: “perché non ti compri una sportiva? Come mai possiedi un’auto diesel? Che ne pensi della Golf?”.

Ebbene signori, c’è una risposta ad ognuna di queste domande, ma perchè voi comprendiate fino in fondo la scelta della mia auto, occore una prova su strada completa e dettagliata.

Ecco a voi, finalmente, la prova de: ‘Na Macchina.

Sono fiero della mia Macchina: quando ho visto la sua foto su Postalmarket, con quel colore grigio topo graffiato e l’adesivo Apple da veri fighi, mi ha conquistato all’istante. La mia versione è la diesel da 120 cavalli (quando va a quattro cilindri), ma con il caldo arriva ad averne anche 84.

Dopo 106.000 km (cifra onestissima) mi regala ancora grandissime soddisfazioni. Il cruscotto ha una tale quantità di spie accese che mi sembra sempre Natale, e di sera non mi sento mai solo. Adoro quando, nelle mattine invernali, accelero a tavoletta a freddo per spruzzare fumo nero dallo scarico e affumicare le mamme che portano i bambini a scuola.

Dritta non è mai andata, neanche dopo la convergenza e dopo che gli ho montato delle superlative gomme Jinyu, tanto performanti che se prendete una curva allegri rischiate di incappare in un sottosterzo tanto devastante da farvi abbracciare un pino e fare invidia pure al Titanic e all’Iceberg.

In effetti non credo di aver mai avuto gomme peggiori. Sulla pioggia si ha la sensazione di guidare sui cerchioni (io ho quelli in lega da 15”, come quelli dei tuner di periferia) e l’unica staccata che potete azzardare è la staccata del paraurti anteriore.

Il motore ha una spinta devastante: non succede niente fino a 1.800 giri, dopodiché il turbo vi tira una pacca sulla schiena, accompagnata da un suono metallico simile a quello di centinaia di chiodi tritati, proseguendo imperterrita fino a 2.100 giri. Lo sterzo è uno strumento di imprecisione notevole. Ha talmente tanti buchi e punti morti che persino il timone di una nave sarebbe più preciso. Anche se, tutto sommato, è meglio di quello della 4C.

Ma la cosa che più adoro è il suo meraviglioso equilibrio. Sulla strada giusta ‘Na Macchina si risveglia, e senza sforzo affronta curve e tornanti di montagna esibendosi in sottosterzi spettacolari. Potete sentire la spalla della gomma ululare fino al momento in cui si stallona e schizza via giù per il dirupo o meglio, in faccia a qualcuno. Anche i consumi sono da record: la Macchina nell’utilizzo urbano consuma 25 l/100 km, ma se riuscite a rubare la benzina dai serbatoi degli altri, si riesce a risparmiare parecchio.

La mia Macchina mi regala ancora, come la Vecchia Romagna, intense emozioni. E se tornassi indietro la ricomprerei altre 100 volte.

E ora posso finalmente dirlo: a domande cretine, risposte cretine.

4 May | 2016
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Meglio telaio che motore

È una domanda? Un’affermazione? In questo caso è una preferenza. C’è chi gode a guidare carrelli della spesa con centinaia di cavalli; auto turbate, swappate e con centraline rimappate.

Sono d’accordo che la potenza non è mai abbastanza, ma è anche inutile cercare di pompare vostra utilitaria nel tentativo che cominci a volare. È il tipico comportamento dell’automobilista insoddisfatto per natura, quello che sulla sua Golf 1.6 TDI rifà la centralina per battere in accelerazione al casello quelli con la Golf 2.0.

Molte auto sportive che ci insegnano che tante volte è meglio una buona dinamica di guida, piuttosto che un gran motore.
Porsche Cayman, Mazda Mx-5, Clio RS 197 e Lotus Elise sono solo alcune tra le auto che hanno sì poco motore, ma un fantastico telaio.

Mi ricordo ancora quando provai la Fiat Panda 100 HP: un’auto davvero esilarante. Rigida come poche, in curva vi costringe a tenere giù il piede per non perdere neanche un chilometro orario e uscire ad una velocità dignitosa nel rettilineo successivo, con le gomme 195 che lottano per cercare grip anche dove non ce n’è.

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Se dovessi cambiare la mia auto in questo momento credo sceglierei una Mini Cooper Diesel penultima serie, quella con il 1.6 da 110 CV modestissimi cavalli. La D ha tutte le caratteristiche che mi piacciono della Mini: telaio rigido, sterzo diretto e un look accattivante, con il plus di consumare anche molto poco. Senza contare che sulla strada giusta rimane divertente da morire.

Come ho già detto, si tratta di preferenze. Ma se non siete convinti, c’è un test attendibile al 100% per capire che tipo di automobilista siete. Se avete la possibilità, fatevi un giro su una Suzuki Swift Sport. Se dopo averla guidata ne sarete entusiasti, siete benvenuti nel club. Altrimenti conosco uno che fa certe centraline…