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10 Apr | 2017
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La magica leva

Sarà un argomento trito e ritrito, ma io mi sento di spendere ancora due righe sul cambio manuale, questo magnifico strumento in via d’estinzione. È un po’ come il panda, ma meno carino e molto più divertente. Tra qualche anno, se vorremmo manovrarne uno (di cambio, non di panda) dovremmo acquistare un’auto vecchia. Uno scenario triste (nemmeno tanto) ma plausibile.

Ma veniamo al punto: un paio di settimane fa mi trovavo al circuito di Franciacorta per guidare le vetture da corsa Seat della stagione 2017. Avevo a disposizione qualche Seat Leon Cup nuova (con cambio DSG), una Seat Leon ST TCS (sempre con il DSG) e una Leon TCR con cambio sequenziale SADEV. Tutte dotate paddle al volante. Ma non è finita: saltano fuori due vecchie Leon da corsa (una Mk1 e una MK2) entrambe dotate di cambio manuale ad H a innesti frontali.

È vero che un’auto da corsa è pensata per essere il più veloce e precisa possibile (e quindi il cambio al volante è un prezioso alleato), ma non mi sono mai divertito così tanto come a guidare la  Seat Leon Mk1 da corsa con tre pedali e una leva. Prima di tutto perchè il cambio manuale a innesti frontali mi fa godere come un riccio: la corsa è così corta è il “clonk” è così secco quando innesti la marcia che vorresti cambiare anche quando è necessario. Avete mai provato il cambio di una Mazda Mx-5? Ecco il cambio della Mk1 sta a quello della Mazda come quello della Mazda sta a quello della Mégane Scenic del 1997.

Ma non è solo la consistenza degli ingranaggi ad avermi estasiato, anche quella piccola pausa che il motore si prende quando premete la frizione, la soddisfazione di aver azzeccato le tempistiche in scalata prima di una curva. La staccata.

Poi sono salito anche sulla Mk2 con guida a destra e cambio manuale (a sinistra ovviamente). Che dire, sembravo un idiota. Alla staccata in fondo al rettilineo azzeccare la marcia era come lanciare un dado: se usciva il sei la marcia entrava, tutte le altre facce rappresentavano dei brutti rumori e il mio imbarazzo a metà curva. In uscita dal tornate stretto ho anche rischiato un seconda-prima (il cambio a innesti frontali permette anche queste cose meravigliose), per fortuna me ne sono accorto prima di sparare i pistoni su Marte. Ma è stato tutto molto bello.

Certo anche buttare marce a raffica con la leva destra dietro al volante ha il suo perché, ma è anche molto meno coinvolgente e gratificante. In gara vorrei il cambio manuale? Beh, sì, forse, dipende… Ma se dovessi guidare solo per il piacere di farlo: assolutamente sì.
E che io sono un gran fan del cambio automatico. Mi piacciono le Lotus, le compatte sportive, la Toyota GT86, ma quando devo guidare in città, statale, autostrada, insomma quando mi devo spostare ringrazio il cielo di guidare auto con soli due pedali e dal cambio dolce e rapidissimo.

Ma solo con il cambio manuale instauri un rapporto intimo e profondo con l’auto, di qualsiasi potenza sia. Insomma credo proprio che a breve adotterò un panda.

16 Jun | 2016
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Seat Ibiza Cup a Misano, il racconto in prima persona

Caldo, odore di gomme, di freni, cilindri a profusione. Il Circuito di Misano Adriatico durante il weekend di gara è uno spettacolo. È venerdì, ora di pranzo: io e il mio collega , ma sopratutto amico, Andrea Brambilla siamo qui per correre una gara della Seat Ibiza Cup, uno dei campionati monomarca più divertenti e combattuti del panorama motoristico italiano. Mai avrei pensato che la mia prima gara con una vettura da turismo sarebbe stata su un’Ibiza. Anche perché, pur facendo il tester di auto, non ho MAI avuto l’occasione di provarne una. Strana la vita, eh?

Per chi non lo sapesse, per correre in auto ci vuole una maledetta licenza sportiva e per ottenerla bisogna prepararsi ad avere a che fare con la burocrazia italiana. Elettroencefalogramma, cardiogramma, gruppo sanguigno, antitetanica, corso ACI delle bandiere di gara, tessera ACI da vips da 60 euro (a scadenza annuale) e per concludere, con altri 290 euro vi daranno la vostra bella licenza sportiva nazionale C. Insomma, una procedura lunga e complicata.

L’Ibiza Cup, invece, è un format semplice. Sei tappe: Adria, Misano, Mugello, Vallelunga, Monza e Imola; macchine tutte uguali e costi relativamente contenuti. Una gara costa 7.000 euro, con la possibilità di fare un equipaggio di due piloti e dividere le spese.

Ma torniamo alla nostra mattina. Stiamo mangiando una piadina squacquerone e rucola, pronti psicologicamente per affrontare il nostro weekend. Dalla quantità di auto che troviamo nel parcheggio del circuito ci rendiamo conto della maestosità di questo evento. Credo di non aver mai visto una tale quantità di BMW M4 tutte assieme. Porsche, Ferrari, Lambo, ogni genere di supercar con ogni genere di targa è parcheggiata sull’erba come ad una sagra di paese.

Le nostre prove libere sono alle 10,40 di sera, ma noi arriviamo in pista dopo pranzo per goderci la giornata. Durante il weekend non ci siamo solo noi: vetture GT, Porsche Carrera Cup, Formula, campionato TCS, Leon Cup, di tutto e di più. Gente che gira con i Ciao Piaggio per i paddock, auto da sogno, simulatori, stands, ragazze ombrellino.

Lo stand SEAT è gigantesco. Dio solo sa quanti caffè sono riuscito a bere, senza contare i succhi di frutta, le pizzette e le mini brioches. Ma noi siamo vogliosi di vedere la nostra macchina.

L’Ibiza è parcheggiata sotto un tendone insieme alle sue diciassette sorelline. È verde, di un verde pisello brillante, pronta essere decorata con i nostri adesivi. Il motore è un 1.4 TFSI con compressore volumetrico e turbina in grado di sviluppare 200 CV di potenza; il cambio invece è un DSG (quasi) di serie. Per il resto l’Ibiza monta i soliti upgrade delle vetture da corsa: dischi e pastiglie da gara, gomme slick, roll-bar, contagiri elettronico e i vari sistemi di sicurezza.

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