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2 May | 2017
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MINI Challenge, la gara vissuta in prima persona

Tutto è cominciato qualche settimana fa, quando Cristiana Lattuada, responsabile della comunicazione e P.R. di MINI Italia, mi manda un’inattesa quanto piacevole mail: “Ti va di correre a Imola con la MINI John Cooper Works da corsa in occasione della prima gara di campionato?” Il terzetto Imola-Mini-corsa è bastato per far schizzare il mio battito cardiaco a mille e farmi aumentare la sudorazione.

“Sì, certo che sì!”.

La MINI John Cooper Works Lite verdona con la livrea XBOX mi aspetta già giovedì sera, sotto la pioggia.

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Si tratta di una vettura completamente nuova che sostituisce la Cooper S della scorsa stagione. È una vettura meno potente rispetto alla PRO – che corre nello stesso campionato – dotata di cambio sequenziale e di 265 CV anziché 231. La Lite è anche più pesante di 30 kg, monta gomme leggermente più strettine e il suo originale cambio manuale. I dettagli, poi, ve li racconto nella mia prova in pista; ma una gara ad Imola non significa solo cordoli e staccate. Il contorno, a volte, è bello quanto la corsa.

LA MAGIA DI IMOLA

È cominciato tutto con il vento, il polline e gli antistaminici. Tutti i problemi del mondo da risolvere uno ad uno. La macchina la divido con Lorenzo Baroni, caro amico e collega che condivide con me una smisurata passione per le auto. Ma non è finita, la seconda auto di MINI Italia, quella argentata e sponsorizzata DMAX, è destinata a nientemeno che Alex Caffi, ex pilota di F1!

Stefano Gabellini ci accoglie e ci spiega cosa faremo e come lo faremo, mentre intanto scambio due chiacchiere con i ragazzi della Promodrive (gestiscono e sviluppano loro le auto) e comincio a studiare la macchina. Imparo i tasti, trovo la seduta e provo e riprovo l’altezza del volante (non vorrei mai sbattere la rotula mentre cerco il pedale del freno). Stare seduti dentro un’auto da corsa ferma mi mette sempre un po’ d’agitazione. A differenza di un’auto normale, con questa non posso girare la chiave e farci un giro. Si può solo lavorare di fantasia. Oppure bisogna aspettare quei – mai abbastanza – minuti concessi in pista per provare, qualificarsi e gareggiare. Ma questo è il gioco meraviglioso delle corse.

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All’hospitality MINI c’è tanto da fare mentre si aspettano le prove. Ad esempio farsi di caffè, giocare con il simulatore, oppure prendere le bici e girare per i paddock. Quest’ultimo è il mio preferito. Ne approfitto anche per parlare con Caffi del più e del meno (che poi significa di auto) e ci scappa pure un autografo sulla mia tuta. Una persona umile, simpaticissima e sempre pronta a far festa. Mai avrei pensato di poter correre una gara insieme ad un pilota di Formula Uno…

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BUONA LA SECONDA

Le prove libere venerdì mattina cominciano nel peggiore dei modi: qualche giro a gomme fredde per il mio compagno e un giro solo (per via dei tempi ridotti e di un problemino tecnico) per me. Poco male, d’altronde nella mia breve storia di corse non ho mai avuto della prove libere felici. Risalgo in macchina per il secondo turno di libere, stavolta guido di più e scopro che la MINI verde firmata XBOX è un’auto che chiede solo di essere presa per il collo. Ha una rigidità e una precisione da vera auto da corsa, ma è anche neutra, bilanciata e approcciabile come una stradale. Mi trovo talmente bene che segno il secondo miglior tempo nelle libere, che diventa un terzo posto in qualifica, appena due centesimi dietro al secondo. Questo grazie anche alla messa a punto dei ragazzi della Promodrive, che mi hanno ascoltato e mi hanno messo a punto la macchina (la volevo più mobile al posteriore). Ma soprattutto mi hanno trattato come un amico.

Dunque, bene la qualifica. Ma la gara è un’altra faccenda.

Imola per fortuna è la mia pista preferita, è così intrisa di storia, e da percorrere a “full gas” è semplicemente il massimo. Ed è anche una pista selettiva, che mette alla prova coraggio e tecnica: sale, scende, risale, e cade in picchiata alla discesa della Rivazza. La MINI lì arriva circa a 190 km/h sullo scollinamento, ma frena così forte che mi permette di raddrizzare l’auto e di percorrere ancora un pezzo di discesa prima di attaccarmi ai freni.

Che momento magico, la staccata alla Rivazza…

Sono mille i ricordi fantastici di questi tre giorni spesi in pista. Così intensi da rimanere indelebili. Le cene a ore tarde e improbabili, le merende con mortadella e parmigiano, il giro con Davide – ragazzo di MINI Italia appassionatissimo – a sbirciare le Formula 3 la variante alta, e bere la sera prima della gara alla festa organizzata all’hospitality in compagnia di tutto il team, fumando una sigaretta dietro l’altra, bevendo un bicchiere dietro l’altro.

L’Ansia però è la sensazione che prevale maggiormente. L’Ansia di fare bene, di fare buoni tempi, ma allo stesso tempo di riportare la macchina a casa ancora su quattro ruote. IMG_3008Questo però non basta a togliermi l’appetito – che solo il “Rifugio dei Golosi” (una specie di nascondiglio tra i colli romagnoli) con le sue porzioni TITANICHE di tortellini al ragù è riuscito a placare -, e non basta a togliermi la voglia di andare forte.

GIÙ LA VISIERA

Non dormo mai bene durante questi weekend, ma il giorno della corsa mi sveglio più tranquillo del solito. O forse è solo il sonno. C’è il sole, e questa è una buona notizia, ma scopro che partirò quinto invece che terzo, a causa della rottura di un semiasse del mio sfortunato collega in gara uno.

Comincia a uscirmi il fumo dalle orecchie.

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Da un lato però sono più sereno, sapendo che così non ho nulla da perdere.
Partenza lanciata: sono tutt’altro che lanciato, e alla prima curva mi ritrovo in coda al trenino di MINI. Sorpasso il primo, ma un brutto incidente fa uscire la safety car. Quasi metà gara la passiamo zig-zagando per tenere calde le gomme; quando poi vedo che mancano 13 minuti alla fine della gara, mi ribolle il sangue. La safety finalmente rientra e io comincio a sfondare il pavimento con l’acceleratore. La verdona vola! In quattro giri riesco a portarmi in seconda posizione e segno il miglior giro veloce in gara tra le MINI Lite. Vedo le auto dietro diventare sempre più piccole e quella davanti un pochino più vicina, ma il tempo rimasto è troppo poco e la gara finisce. Credo che siano stati i 15 minuti più divertenti della mia vita!

Salgo sul podio, felicissimo. Ma dopo una ventina di minuti scopro di aver effettuato un sorpasso mentre un’auto usciva di pista, durante la bandiera gialla. Se solo se ne fossero accorti prima, almeno mi avrebbero avvisato dal muretto box. Cinque secondi di penalità che mi fanno slittare al quarto posto (per due soli decimi rimanevo secondo), con i punti che vanno (meritatamente) a chi questo campionato se lo gioca fino alla fine. Un campionato combattutissimo che vede la partecipazione di piloti forti e di esperienza come Paolo Necchi, o nuovi e veloci talenti “presi” dai kart come Giorgi. Che poi, si sa, la MINI, del go-kart, ha davvero tanto.

Non sono mancate le battaglie nemmeno nella classe PRO, dove il pluricampione di MINI Challenge Calcagni volava come al solito, ma ha dovuto affrontare il mitico Alex Caffi che ha ancora un bel piedone.IMG_3075
E io? Io torno a casa con la coppa, felice come una pasqua – nonostante la sbavatura – per le emozioni intense che il weekend mi ha regalato. Ma anche e soprattutto per tutto il contorno e la compagnia. Per me, questo, è meglio di una vittoria.

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Leggi la prova in pista della MINI John Cooper Works Lite da corsa : http://www.panorama-auto.it/novita/sportive/mini-john-cooper-works-lite-prova-in-gara

Guarda il video della gara —

10 Apr | 2017
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La magica leva

Sarà un argomento trito e ritrito, ma io mi sento di spendere ancora due righe sul cambio manuale, questo magnifico strumento in via d’estinzione. È un po’ come il panda, ma meno carino e molto più divertente. Tra qualche anno, se vorremmo manovrarne uno (di cambio, non di panda) dovremmo acquistare un’auto vecchia. Uno scenario triste (nemmeno tanto) ma plausibile.

Ma veniamo al punto: un paio di settimane fa mi trovavo al circuito di Franciacorta per guidare le vetture da corsa Seat della stagione 2017. Avevo a disposizione qualche Seat Leon Cup nuova (con cambio DSG), una Seat Leon ST TCS (sempre con il DSG) e una Leon TCR con cambio sequenziale SADEV. Tutte dotate paddle al volante. Ma non è finita: saltano fuori due vecchie Leon da corsa (una Mk1 e una MK2) entrambe dotate di cambio manuale ad H a innesti frontali.

È vero che un’auto da corsa è pensata per essere il più veloce e precisa possibile (e quindi il cambio al volante è un prezioso alleato), ma non mi sono mai divertito così tanto come a guidare la  Seat Leon Mk1 da corsa con tre pedali e una leva. Prima di tutto perchè il cambio manuale a innesti frontali mi fa godere come un riccio: la corsa è così corta è il “clonk” è così secco quando innesti la marcia che vorresti cambiare anche quando è necessario. Avete mai provato il cambio di una Mazda Mx-5? Ecco il cambio della Mk1 sta a quello della Mazda come quello della Mazda sta a quello della Mégane Scenic del 1997.

Ma non è solo la consistenza degli ingranaggi ad avermi estasiato, anche quella piccola pausa che il motore si prende quando premete la frizione, la soddisfazione di aver azzeccato le tempistiche in scalata prima di una curva. La staccata.

Poi sono salito anche sulla Mk2 con guida a destra e cambio manuale (a sinistra ovviamente). Che dire, sembravo un idiota. Alla staccata in fondo al rettilineo azzeccare la marcia era come lanciare un dado: se usciva il sei la marcia entrava, tutte le altre facce rappresentavano dei brutti rumori e il mio imbarazzo a metà curva. In uscita dal tornate stretto ho anche rischiato un seconda-prima (il cambio a innesti frontali permette anche queste cose meravigliose), per fortuna me ne sono accorto prima di sparare i pistoni su Marte. Ma è stato tutto molto bello.

Certo anche buttare marce a raffica con la leva destra dietro al volante ha il suo perché, ma è anche molto meno coinvolgente e gratificante. In gara vorrei il cambio manuale? Beh, sì, forse, dipende… Ma se dovessi guidare solo per il piacere di farlo: assolutamente sì.
E che io sono un gran fan del cambio automatico. Mi piacciono le Lotus, le compatte sportive, la Toyota GT86, ma quando devo guidare in città, statale, autostrada, insomma quando mi devo spostare ringrazio il cielo di guidare auto con soli due pedali e dal cambio dolce e rapidissimo.

Ma solo con il cambio manuale instauri un rapporto intimo e profondo con l’auto, di qualsiasi potenza sia. Insomma credo proprio che a breve adotterò un panda.

4 Jan | 2017
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Wish list

Ci sono auto che vorrei provare almeno una volta nella vita. Non che io ne guidi poche, ma dato che non sono Chris Harris, mi riesce difficile mettere le mani su auto di un certo tipo.
Il massimo sarebbe avere un circuito libero per tutto il giorno, ma che dico, tutta la settimana, dove provare una dopo l’altra tutte l’auto dei miei sogni. Un circuito come Catalunya, dove farebbe sempre caldo e la sera potrei mangiare Jamon Serrano e bere sangria.

Ma veniamo alla lista delle auto. Ho sempre sognato di guidare una Ferrari F50, da quando giocavo al videogioco da bar “Final Freeway”, una delle cose più anni ’90 che esistano, dopo la radica sul volante delle auto. La Ferrari F40 ha più fascino, incute più timore, ma non mi ispira così tanto. La F50, invece, con quel V12 aspirato saldato al telaio, mi dà l’idea di essere un gokartone benevolo. Ma partirei con qualcosa di meno potente, qualcosa come una Lancia Stratos. È un’auto dalla forma così strana e dalla proporzioni così “lotussiane” (passatemi il termine) che mi attira tantissimo. In particolare, mi piacerebbe guidare la HF da Rally con livrea Alitalia. Lo so, mi piace sognare.

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Mi sono anche sempre chiesto come sarebbe guidare una Shelby Cobra, ovvero una vettura potentissima, senza un tetto a ripararvi la testa, senza freni e con un pessimo telaio. Dev’essere un’esperienza terrificante e illuminante allo stesso tempo, un po’ come lottare con un coccodrillo sott’acqua.

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Nella mia lista non ci sono auto diesel o fuoristrada, no. Ma c’è la Lexus LFA. Quest’ultima forse è quella più “facile” da provare, basta trovare un coraggioso proprietario e cercare di convincerlo che sono un professionista e che so quello che faccio; senza dirgli che non avrei i soldi per ripararla, nel caso la disegnassi contro un muro. La LFA non è bellissima, ma quel motore 4,8 litri V10 da 10.000 giri mi fa venire i peli dritti. Così come quello della Porsche Carrera GT, altra auto per cui darei un alluce pur di provarla.

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Arrivati a questo punto la mia lista si fa abbastanza ostica. Mi piacerebbe provare una Lancia Delta S4 gruppo B. Troppo spesso mi fermo a guardarla su YouTube nei video “best of Group B”, è così pazzesca e selvaggia che non si può non innamorarsi.

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Rimanendo in tema auto da corsa, mi piacerebbe provare una Porsche 956 Rothmans (auto che quel maledetto Chris Harris ha guidato) e la Viper da corsa del Team Oreca con la livrea rossa con le strisce bianche, quella che guidavo sempre in Gran Turismo.

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L’ultima non potrebbe che essere una Formula Uno, non importa quale, basta che sia dell’era moderna, diciamo dal 2000 in poi. Ecco, la Ferrari F1-2000 di Schumacher e Barrichello non sarebbe male.

Direi che la lista dei desideri potrebbe fermarsi qui. Mi sono anche trattenuto parecchio, ma penso che già così sarebbe una bella giornata di guida.
E voi, cosa mettereste nella vostra lista?

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7 Dec | 2016
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Basta poco

Basta poco per divertirsi in auto, pochissimo. Una vecchia Panda, una Volvo Polar, oppure una Saxò Diesel. Ecco forse ho esagerato. Comunque: settimana scorsa ho tenuto per qualche giorno una Ford Fiesta ST200 e devo dire che è stata un esperienza illuminante. Avevo già provato la versione precedente due anni fa, ma non mi ricordavo fosse così fantastica. O almeno, dopo aver provato svariate auto sportive di recente, mi rendo conto quanto questa sia brillante a capace di farvi emozionare. È come, dopo aver girato decine di ristoranti, tornare a casa a mangiarsi un piatto di amatriciana. Semplice ma favolosa.

È una macchina eccitante ogni secondo. Dentro non è bellissima e fuori è un po’ invecchiata, ma come si guida…
Lo sterzo vi racconta tutto e anche di più, il muso segue il vostro pensiero e il posteriore scivola come e quando volete, ma non vi uccide. Per non parlare dei freni progressivi e del motore che a 6.000 giri tira ancore come se volesse fare l’aspirato. Anche il cambio dà piacere, quel genere di piacere meccanico che vi fa venir voglia di cambiare senza ragione.

Queste caratteristiche accomunano le migliori sportive sul mercato; la Fiesta ST200 però è abbordabile, ha un bagagliaio onesto e non consuma nemmeno come una petroliera. Ma quello che più mi piace di lei è che va forte quanto serve per fervi divertire, né più né meno. Una Mégane RS (auto che, vi assicuro, ci assomiglia parecchio) è molto più veloce, ma all’aumento della potenza non corrisponde un diretto aumento del divertimento, va semplicemente più forte.

È un po’ come la faccenda della Porsche 911. Una Carrera S vi dà tutto ciò di cui avete bisogno, le versione più potenti sono solo “extra”. Ma questa è un’altra storia.

15 Nov | 2016
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Pioggia niente panico

Si dovrebbe correre esclusivamente sul bagnato.

Non parlo spesso di Formula Uno, primo perché ormai equivale a parlare di politica, secondo perché non avendo seguito ogni singola gara non mi sento sufficientemente competente in materia. Ma dopo il Gran Premio del Brasile di domenica scorsa, non riesco a tacere.

Hamilton avrà pur vinto la gara, ma quel “ragazzino” di Max Verstappen (uomo vero, altro che diciottenne) ha dato una dimostrazione di talento puro. Non solo perché ha guadagnato 16 posizioni in 16 giri arrivando terzo dietro alle Mercedes, ma per come l’ha fatto.
Innanzitutto pioveva che Dio la mandava e, tra una bandiera rossa e l’altra (davvero troppe), il pilota Redbull ha dato l’ennesima dimostrazione di cosa sa fare. Non vorrei esagerare, ma sul bagnato l’olandese mi ha ricordato Senna.

Il traverso a 200 km/h ripreso per un soffio (con un po’ di fortuna), il sorpasso a Rosberg e a Vettel, l’andatura e la sicurezza della sua guida: davvero impressionante.

Il bagnato, si sa, premia il talento e la sensibilità del pilota e livella le prestazioni delle vetture, ma vedere i piloti a spasso con (relativa) prudenza e Max tirare come se stesse scappando dalla polizia è stato esaltante. Certo, Hamilton ha spinto come un pazzo rimanendo primo e gestendo dei sovrastrezi mica da ridere, ma la gara migliore rimane quella di Verstappen.

Ho solo trovato frustrante l’eccessiva ansia da parte della FIA nel lasciare correre la gara in tali condizioni. Ok, pioveva, ma si è visto di peggio, e castrare così una gara vizia solo i piloti e rende lo spettacolo deprimente. Non è possibile che appena cadano due gocce (in questo caso erano anche quattro) si vada in regime di safety car per 18 giri e si pensi subito di interrompere tutto. È da decenni che si corre sul bagnato: è normale che ci siano più incidenti, ma se la paranoia ha il sopravvento allora che senso hanno le gare?

Ad ogni modo, questa volta la FIA è stata più di “manica larga”, tollerando qualche sorpasso azzardato in più e lasciando finire la gara sotto la pioggia torrenziale. Il risultato è stata una delle gare più belle che abbia visto negli ultimi anni, una gara in cui le auto contavano meno e i piloti hanno fatto la differenza. O mi sbaglio?