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24 Oct | 2016
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Il piacere di guidare

Sentire parlare di guida autonoma non fa più tanto strano. La Mercedes Classe E guida da sola, anche se la legge – per ora – non glie lo permette, la Tesla con l’ultimo upgrade, pure. Insomma: è un futuro prossimo, o quasi. Ci sono un mare di problemi da risolvere (anche e soprattutto legislativi) prima che tutte le auto guideranno da sole, ma il brividino alla schiena mi viene lo stesso. Questo perché AMO guidare.

Parlo (troppo) spesso di auto sportive, ma la verità è che il 90% del tempo, purtroppo e per fortuna, guido auto normali. Purtroppo perché è ovvio che prediligo i cavalli e la velocità, per fortuna perché i cavalli e la velocità comportano tanti dindini spesi dal benzinaio e rischi notevoli per la patente. Il piacere di guida però non è fatto solo da motori di grossa cilindrata e di sovrasterzi di potenza. Guidare è sempre bello, basta trovarsi con l’auto giusta sulla strada giusta.

Poco fa sono andato a Barcellona a provare la nuova Citroen C3, un’auto tutt’altro che sportiva, ma molto piacevole da guidare. Sterzo preciso, comportamento in curva molto neutro e un tre cilindri turbo che le garantisce una spinta adeguata.
La strada che io e il mio collega abbiamo imboccato però era strepitosa: una lingua d’asfalto che si prima si annoda e poi si snoda per i monti catalani, fatta di pendenze, curve paraboliche, brevi rettilinei e quasi per nulla trafficata.

È stata una delle esperienze di guida più belle, per quanto mi riguarda. L’andatura era “allegra”, ma proprio per questo ci si poteva godere la strada senza toccare velocità supersoniche – io e il mio collega abbiamo realizzato che una Mégane RS sarebbe finita a rotoli, in senso letterale.

Di auto normali con cui ho trascorso esperienze memorabili alla guida ce ne sono parecchie. A volte i ricordi sono legati legati al panorama, al viaggio, alla strada, o semplicemente alla macchina. Magari a tutti e tre, come quando ho attraversato l’Europa da Capo Nord a Milano con una Volvo XC90, oppure come in quel viaggio con la C4 Cactus in Corsica dove è ci è piombato addosso l’uragano. L’uso di un volante, dei pedali (due o tre che siano), del cambio, disegnare le traiettorie: sono tutti ingredienti essenziali di questi viaggi.

È solo il traffico che non riesco a digerire. Ed è solo in questo unico caso che la guida autonoma potrebbe venirmi in soccorso. Evviva la tecnologia, evviva il progresso, ma speriamo che passi ancora parecchia acqua sotto i ponti.

12 Oct | 2016
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Dream Garage 2016

Eccomi qui a fare il gioco delle cinque auto: in pratica la solita lista dei desideri. È un gioco inutile (e anche un po’ frustrante), ma mi sono accorto che sono anni che non faccio più la mia lista delle preferite. Che gioia, eh? C’è chi collezione modellini, c’è chi colleziona auto vere e chi, come me, non colleziona un bel niente. Ma almeno qualcuna la guido, e questo mi consola.

Prima di cominciare questo lavoro la mia lista delle auto da sogno cambiava continuamente: dettagli come il look e il sound erano criteri fondamentali di scelta (sono le uniche cose che percepisci dai video di Youtube) e le sensazioni di guida potevo solo immaginarle attraverso i racconti delle mie riviste preferite.
Man mano che ho cominciato a guidarle, però, mi sono accorto che la lista si stringeva sempre di più e le idee si facevano sempre più chiare.

Nel mio quintetto di dream cars  non poteva mancare una Ferrari. Sono un grandissimo fan della F430: amo la sua linea, il suo sound e le sue cambiate grezze e brutali. Ma temo che alla fine sceglierei la 458 Italia, avanti anni luce sotto tanti aspetti e l’ultima senza il turbo, ma potente “quanto basta”.

Porsche Carrera 911 GTS grigio chiara come auto di tutti i giorni; ovviamente la pre-restyling, dato che la la nuova deve ancora uscire. Non esiste al mondo una sportiva solida, affidabile, bella e completa come la 911. È compatta, relativamente comoda, stupenda da guidare in ogni occasione e, nella versione GTS, anche selvaggia.

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Audi RS6 come tutto fare, possibilmente con il Performance Pack. Non sono una fan delle Audi RS, ma la RS6 coniuga la versatilità e la comodità di una station 4X4 con l’ignoranza di un V8 biturbo da 600 CV e 750 Nm di coppia. Va come un aeroplano, non sto scherzando.

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È dura, arrivati a questo punto. Nella lista ho una supercar purosangue, una sportiva iconica nella sua veste migliore e la station “pratica” per andare a in montagna e fare la spesa. Quindi serve qualcosa di speciale.

La Lotus Elise è davvero speciale e non assomiglia a nessun’altra auto. Quasi. La Opel Speedster (che lo stesso telaio) e l’Alfa Romeo 4C (che vorrebbe avere lo stesso telaio) sono simili per concetto e meccanica, ma l’inglese è la più pura, agile e genuina di tutte. La mia scelta cade sulla Club Racer, la più leggera ed essenziale, quella più vicina allo spirito Lotus.

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A questo punto sarete d’accordo con me che nella wish list manca una cabrio. Non so se la Radical SR3 si possa definire tale, ma senza dubbio è in grado di spettinarvi. Il giocattolo da trackday è d’obbligo nel mio garage, anche se la SR3 è più simile ad un’arma. Veloce in modo imbarazzante tra i cordoli, la Radical rappresenta il mio sogno erotico da lanciare sui circuiti di tutto il mondo. Ovviamente budget permettendo, ma per fortuna un uomo può sognare!

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Voi cosa scegliereste?

(PS. Hanno combattuto duramente per entrare nella mia lista anche la BMW M2 e la Mégane RS Cup, ma il “bilanciamento perfetto” del garage con le 5 vincitrici alla fine ha vuto la meglio).

5 Oct | 2016
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Parigi 2016

Prima volta al Salone di Parigi, un esordio mica male. I saloni sono belli da visitare, quando ci vai da turista, un po’ meno quando devi fare x-mila video, foto e chilometri a piedi avanti e indietro per i padiglioni.

Parigi però è una bella città e fortunatamente ho avuto abbastanza tempo per girarla, sempre a piedi. Passeggiate tanto lunghe da far quasi schizzare la mia ernia lombare sulla luna. La Tourre Eiffel dal vivo è maestosa, molto più grande e ferrosa di quanto non sembri in foto, e l’idea che ci siano solo “grate” sotto i piedi mi fa venire le vertigini anche da terra, anche se fossi sepolto.

Naturalmente ogni metropoli europea è ottima per fare del sano carwatching. Ho scoperto che ci sono più Bentley Mulsanne a Parigi che in Inghilterra e più Maserati che in Italia, ma non ne sono così sorpreso. La spropositata quantità di Piaggio MP3, quella sì che mi ha lasciato di stucco.

Vi risparmio le crepes al formaggio e le escargot, per quanto deliziose; parliamo del Salone. Novità eclatanti? Non molte. Partiamo dalla Land Rover Discovery, un’auto che ho sempre amato. In foto è molto più sgraziata di quanto non lo sia in realtà: è enorme, dietro ci si potrebbe caricare una coppia di elefanti; il doppio tettuccio panoramico la rende luminosa come una serra e il frontale, se è possibile, è ancor più bello di quello della Range. Anche in quella colorazione mandarino dorato che purtroppo non comprerà nessuno.

Toyota, Mercedes e Volkswagen hanno mostrato svariati concept e modelli ibridi, ma visto che ci vorrà qualche annetto prima che arrivino sul mercato (fatta eccezione per Toyota CH-R e Prius Plug-in), preferisco sviare bellamente il discorso. Non parlo nemmeno della Ferrari LaFerrari Aperta perché non c’è nulla da dire. Parliamo di auto attuali, utili: la Nissan Micra. Mi fa strano dirlo ma, che bella la Micra! Finalmente è un’auto con cui anche un uomo/ragazzo può andare in giro senza sentirsi minato nella propria virilità, senza contare che non penso di aver mai visto degli interni fatti così bene su una segmento B.

Bene anche le rivali coreane, soprattutto la Kia Rio, più pulita nelle linee e rifinita negli interni, anche se sembra scopiazzata un po’ alla Golf e un po’ alla 308.

L’Audi Q5 è un’altra novità interessante. Non sono mai stato un fan delle SUV Audi, tutte un po’ simili e, per quanto belle, poco emozionanti. Devo ammettere però che quando ci sali a bordo scopri una perfezione negli assemblaggi e nelle finiture da rimanerci un po’ male. Magari le vendessero in quel verdino metallizzato dell’esemplare esposto, il mondo sarebbe un luogo molto più allegro.

Non male anche l’i-Cockpit di seconda generazione, ovvero il cruscotto con il volante mignon di Peugeot. L’ho visto sia sulla Peugeot 3008 che sulla 5008, entrambe curiosamente squadrate e aggressive nel look, decisamente più attraenti che nelle loro vecchie tute da monovolume.
Ad ogni modo, il nuovo cruscotto ha due schermi in HD, un volante – finalmente – posizionato bene (si legge la strumentazione adesso) e i tasti per richiamare navi, clima e radio in stile levette aeronautiche.

E così finisce il salone. Ho saltato tanti modelli, lo so, ma nemmeno troppi.

È stato faticoso, frenetico ma senza ombra di dubbio stimolante, dando la possibilità di incontrare amici, colleghi e persone interessanti che bazzicano nell’ambito delle quattro ruote a diversi livelli, nonché di fare un po’ di baldoria con il proprio team. Ma su questo, silenzio stampa.

 

 

21 Sep | 2016
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Esoso al quadrato

Avete mai avuto la sensazione di guidare un carrello della spesa potentissimo? Sapete, l’handling vago, lo sterzo impreciso, gli spaventi nelle rotonde, sono tutte cose che non capitano più a bordo di veicoli recenti. A meno che non siate alla guida di una Mercedes G 500 AMG 4×4 al quadrato.

Vi state chiedendo che cosa sia? Beh, ve la ricordate la Mercedes G 6X6? È la stessa auto, ma con due ruote in meno. È una Classe G alta 2,25 metri gialla evidenziatore con dei passaruota titanici e un motore 4,0 litri V8 (lo stesso della AMG GT) da 422 CV di potenza.
Non c’è niente di male in una SUV potente: il Cayenne GTS si guida come una bicicletta e la Mercedes GLE AMG è una palla di cannone velocissima, ma la G4x4 al quadrato è troppo, troppo ignorante.

Ho avuto diverse esperienze traumatiche a bordo di fuoristrada: la prima è stata alla guida di un Defender a nove posti, con nove passeggeri, per le strade della Sardegna; la seconda al volante di una Mercedes Classe G 500 del capo di Mercedes Mondo (sì, quello potente con i baffi). Questo non solo perché c’erano in ballo delle vite (nove sul Defender, la mia se graffiavo il G500), ma perché queste due auto hanno un’handling tremendo.

Comunque. È un giorno di pioggia, e mi ritrovo per le mani una Mercedes G 4X4 al quadrato. Dopo aver scalato 45 cm di vetta mi siedo sul trono. È davvero alto quassù.

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Io e i miei due colleghi ci guardiamo attorno, chiedendoci a che cosa servano tanta opulenza e tanta fibra di carbonio. A niente, ma è fighissima. Come si comporta una montagna gialla di tre tonnellate (pesa quanto una Range Rover con una Panda sul portapacchi) con ruote da 325 mm e cerchi da 22”? Beh, diciamo che è più agile di una petroliera, ma meno di un Actross. Fatto sta che se solo pensate di accelerare in curva sul bagnato otterrete contemporaneamente: sottosterzo, sovrasterzo, morte, urla della gente modello film horror e una denuncia per tentato colpo di stato; ma anche tanto, tantissimo rispetto dai rapper del quartiere e dai turisti russi.

Lo sterzo è più vago del timone del Titanic, e il rollio, beh, è l’essenza del rollio. Il motore  invece è spaziale: ruggisce, sbraita, ringhia, è davvero minaccioso. Ma i 422 CV, per quanto facciano il loro dignitoso lavoro nello smuovere tre tonnellate di mezzo, non sono sufficienti a incollarvi al sedile. Per fortuna.

Non ho fatto abbastanza chilometri per poter scrivere una prova su strada completa, ma mi sentivo obbligato a condividere questa esperienza; fantastica e terrificante allo stesso tempo.

14 Sep | 2016
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Fascino yankee

Ho sempre pensato che i pickup fossero mezzi di trasporto adatti solo per gli americani. Veicoli utlili solo per rubare bestiame e guidare in Texas a 20 mph con la spiga in bocca consumando tre galloni ogni seicento metri, ma tanto, chissenfrega, un gallone costa meno di due dollari.

In questo contesto un pickup ha perfettamente senso. Va lento, non ha bisogno di fare le curve e molto probabilmente monta un V8 5.0 litri che spinge meno di un panda malato, ma almeno fa un rumore virile.

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