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27 Sep | 2016
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MAGICA IMOLA

Mi sembra ieri mentre giocavo al simulatore di corse Race Pro sulla mia XBOX, guidando la Seat di Roberto Colciago. In effetti, non è passato così tanto tempo, ma sembra una vita. Colciago arriva negli specchietti con la Sua Civic TCR come un aeroplano, volando sui cordoli della variante del Tamburello come se stesse scappando da un mostro. Non sto più giocando, è tutto vero.

Non amo usare i superlativi, ma Imola è superlativa. Ogni curva è diversa: sale, scende, spezza il ritmo; il circuito si inerpica per i colli come un breve Nurburgring italiano.

Sto facendo le prove libere del Campionato italiano turismo a bordo della Citröen C3 Max preparata dalla Procar: una vettura incredibile, se pensate com’è fatta una C3 di serie. Il motore 1.6 turbo da 300 CV ha un suono cupo e gira basso, ma scoppia e spara come un forsennato in cambiata e in rilascio.

Le botte che tira il cambio sequenziale SADEV sono goderecce: secche, istantanee, seguono il tuo pensiero.

La cena dopo le libere con i ragazzi della Procar è stata fantastica. Non mi hanno trattato come un giornalista, nemmeno come un pilota, ma come un amico. Sentire le loro storie è stato illuminante, oltre che esilarante. Cena ricca di perle di saggezza (prodotte da vino e stanchezza) degne di Confucio. “Il mondo del motorsport è bello perché è fatto di gente che non ci capisce un #%$8@!” – cit. di anonimo presente alla cena.

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Andare in contro alla discesa della Rivazza buttando dentro marce una dopo l’altra è un’emozione intensa, oltre ad un’azione che sembrerebbe illogica a qualsiasi individuo sano di mente.

Con la C3 Max si arriva allo scollinamento  in discesa cieco a destra a 200 km/h, spaccati. A quel punto bisogna staccare il più forte possibile, sapendo che l’auto non sarà mai perfettamente dritta che il posteriore ballerà un po’. Ma l’auto sta, bisogna avere fiducia. Fiducia che trovo durente la qualifica, dopo che Alberto fa un ottimo tempo per la (sua) qualifica di gara 1. Quel tipo di cose che ti spronano a chiudere la vena e a staccare quei 5, 10 metri più in là. La frenata della C3 è monumentale. Più kg di piede mette sul pedale del freno più lei è contenta.

Il passo poi è corto e la sensazione è quella di guidare un go-kart, però con la trazione anteriore. Brevi e decisi colpi di sterzo e lei segue precisa, agile, con un posteriore che vi segue fulmineo senza farvi prendere spaventi. Tanto che quando lo capisco comincio ad entrare alla variante Villeneuve come un criminale. La qualifica è buona.

Ora basta, è il giorno della gara.

Alberto mi da dei preziosi consigli; la sue gara è stata sfortunata, il giorno prima, e dopo pochi giri è stato buttato fuori. Quel tipo di cose che di certo non mi aiutano a rimanere più tranquillo.

Le gomme. Le gomme non sono mai abbastanza calde. “Scalda ancora, scalda ste gomme”, mi dice Massimo Arduini in cuffia. Max è stato una guida, un amico e un maestro. In tre giorni ha cercato di trasmettermi i suoi trent’anni di esperienza, ma assimilarli è un po’ più difficile.

Il formation lap è bello. Bello perché aiuta a concentrarti e rompe quell’attesa lunga e noiosa in griglia, dove fa solo caldo e vi viene in mente di fare pipì, o vi prude il naso, o nel mio caso: entrambe le cose.

Parto dalla P2 della mia classe (in qualifica ho fatto qualcosa di buono), ma non mi entra la seconda marcia per eccesso di giri e perdo una posizione. Fra, maledetto idiota. Fatto sta che mi attacco al paraurti dell’Alfa Romeo Giulietta TCT e iniziamo a galoppare. Effetto elastico: l’Alfa ha motore e nei rettilinei cammina, anche se sono in scia, e all’uscita dalla Tosa prende metri preziosi. Metri che riesco a recuperare in staccata e in inserimento, forzando parecchio anche, ma non sono mai così sotto per passarlo in frenata. Arriva una Seat Leon TCR da dietro, auto di categoria superiore, con cui ingaggio una battaglia stupenda, leale e divertente, ma molto poco produttiva. Ci superiamo e ri-superiamo, senza però perdere la Giulietta, ma nemmeno la prendiamo

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Max mi chiede in cuffia: “Francesco, mi senti? Dimmi cosa ti manca per passare la Giulietta”. Premo quel dannato bottone azzurro per un secondo grido “non ho motoreeee!”.

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Motore o no, la C3 Max sta volando. Passa sui cordoli come se avesse dei cuscinetti d’aria al posto degli ammortizzatori, mettendosi sulle due zampette destre alla variante alta di Imola come se volesse mostravi la sottana.

Nella concentrazione da monaco buddista della gara, riesco però a dedicare qualche decimo al giro ai miei pensieri. Ascolto gli scoppi che escono dallo scarico durante le cambiate, assaporo l’odore di benzina di cui la C3 è impregnata, e mi godo la luce del sole delle 5 di pomeriggio imolesi.

Quando sei in griglia con il semaforo che sta per spegnersi mi sono detto: ma perché, chi me l’ha fatto fare? Dopo la prima curva tutto scompare e cominci a puntare quello che ti sta davanti con la stessa intensità con cui un meteorite cerca di bucare l’atmosfera.

Oggi, a gara finita, non vedo già l’ora della prossima. Che fortunatamente non è lontana.

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22 Mar | 2016
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Un giro con Dindo Capello sulla R8 GT3

Non sarà un titolo particolarmente fantasioso, ma è giusto così.

Settimana scorsa sono stato al circuito di Imola a provare la gamma Audi Sport, ma questa volta non sono qui a raccontarvi le mie sensazioni da guidatore, ma da passeggero. Già, perché ho avuto l’onore di fare un giro di pista a fianco di Mr. Dindo Capello, e se non sapete chi è verrete scomunicati. Ora andate subito a vedervi un filmato su YouTube.

Il bello della faccenda è che il mio giretto è stato a bordo della nuova Audi R8 LMS, la vettura da gara che corre nel campionato GT3. Qualche minuto primo ero al volante della nuova Audi R8 Plus, una vettura veloce e un buon punto di riferimento. Ma la R8 GT3 è un’altra cosa. Pesa 1225 kg e produce 585 CV: insomma, cammina. Cammina tanto da fra sembrare la R8 stradale una Lada Niva.
Il pilota piemontese invece qualche curva la sa fare, e il fatto che sia piemontese suscita in me qualche speranza di poter diventare un pilota vero, ma questa è un’altra storia.

Il rumore della R8 GT3 è qualcosa di atomico. Pensate ad un raduno di Audi Quattro Sport Gruppo B (rispettose delle normative Euro zero) che sgasano e sparano petardi, una cosa dl genere. Entro nel sedile del passeggero, perché “entrare” è l’unico verbo adatto. Il sedile è stretto e ovviamente progettato per un “utente” più minuto di me, ma poco importa. Nel giro di qualche secondo sono allacciato come un salame e mi sto avviando verso l’uscita della corsia dei box con l’auto che sbatte contro il limitatore elettronico a 60 km/h. Un suono tremendo, ve lo assicuro.

L’ultima cosa che riesco a dire a Dindo è: tutto quello che hai! (tradotto: fammi sporcare le mutande). Mi fa il pollice in su e parte a manetta. La spinta c’è, si sente che l’auto pesa poco e che l’inerzia è infinitamente inferiore rispetto alla R8 standard, insomma: tarella.

A poche centinaia di metri dalla prima staccata vedo Dindo puntellare con il piede sinistro il freno per vedere se tutto funziona a dovere, cosa che spero fortemente anch’io, visto dove inizia a staccare.

Entriamo alla curva del Tamburello con l’auto che sta ancora frenando, uscendo nel rettilineo successivo sfruttando ogni mm di cordolo. È incredibile quanto Dindo porti la frenata all’interno della curva, entrando con i freni pinzati fino al punto di corda. È anche incredibile quanto si possa aggiustare la traiettoria, quante correzioni con lo sterzo faccia e quanta trazione abbia questa R8.

Affrontiamo la Piratella (una curva cieca sulla sinistra) in modo tutto sommato “normale”, ma quando puntiamo le Acque Minerali in quinta piena  (una semicurva in discesa seguita da una curva più stretta in salita) inizio a chiedermi se stia scherzando o no. No, no scherzava. È stato in quel momento che Mr. Capello mi ha fatto sentire un po’ piccolo. In realtà il trucco c’è: l’auto frena fortissimo. Frena ed è composta, come se fosse un grosso kart con molta deportanza. Ma con questo non sto dicendo che il pilota non conta.

Rientriamo ai box e la giostra è finita, con enorme rammarico. Vi dico solo che ho riso per tutto il tempo, una risata a metà tra l’isterico e il felice. Ora la voglio guidare io.