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12 Dec | 2016
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Buone e cattive auto

Secondo me dovremmo imparare dagli inglesi. No, non penso che sia bene lasciare l’Europa, sto parlando del modo di esprimere il proprio pensiero. “I think,”,”in my opinion”, sono modi eleganti e garbati per dire: “secondo me è così”. Qui da noi, invece, tendiamo a dire la nostra come se fosse l’unica verità assoluta e inopinabile.

Anche il bisogno di schierarsi per partito preso proprio non lo capisco. Succede
con i sistemi operativi dei telefoni, con i frigoriferi, naturalmente con la politica, e infine anche con le auto.
Non dico che non bisogna prendere una posizione nella vita, tutt’altro, ma nemmeno tifare Android come se fosse la tua squadra del cuore. In politica esistono buone e cattive idee, da entrambe le parti, e così esistono buone e cattive auto, di ogni marchio.

Trovo divertente osservare Vaggari e Alfisti (così si chiamano le due fazioni nemiche più numerose) scannarsi su Facebook con immagini divertenti, se va bene, con insulti di bassa creatività se va male. Per fortuna gran parte delle immagini sono ironiche e creative, ma state attenti, c’è gente che ci crede davvero. Ho visto i proprietari di una Golf e di una Alfa 147 insultare le rispettive madri con una cattiveria che manco Tyson dei tempi d’oro. Conversazioni lunghe settimane dove si discute quale auto ha più sottosterzo o quale mangia più olio. Teorici di complotti e di sabotaggi che fanno sembrare CIA e KGB fruttivendoli.

Cari signori, perché tanta ostilità? Le auto sono dei begli aggeggi, qualcuna è venuta bene e qualcuna un po’ meno. Non tutte le Ferrari sono oggetti perfetti, al mondo esistono tanti brand perché esistono gusti, persone ed esigenze differenti.

Un’Alfa non è migliore di un Audi, è diversa. Sul perché e per come ci si può discutere, ma quando si sceglie un auto, lo si fa per gusto personale, su questo non si discute. Ogni vettura ha i suoi pregi e difetti e ogni Costruttore ha prodotto modelli più o meno validi.

Secondo me.

23 Nov | 2016
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Buona la prima

“The Holy Trinity”. Questo è il titolo del primo episodio di The Grand Tour. La trinità in questione è rappresentata dalle tre hypercar ibride del momento, ma ho come l’impressione che si riferisca più ai tre presentatori…

Se non avete idea di che cosa stia parlando, sappiate che non solo siete brutte persone, ma che vi verrà un’afta in bocca molto presto.

The Grand Tour è la nuova trasmissione sulle auto condotta da Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May, i tre ex presentatori della trasmissione Top Gear. “Ex” perché pare che Clarkson abbia tirato un pugno al regista o qualcosa del genere, e da qui il divorzio con Top Gear e BBC.

The Grand Tour viene prodotto da Amazon. Esatto, quel sito dove si comprano le cover dell’iPhone a 69 centesimi. E da qui la mia prima preoccupazione: come può Amazon TV competere con la BBC? Beh, può, basta comprare le persone giuste, e non parlo solo dei tre personaggi, ma di tutte le menti che girano attorno al programma.

La prima scena è carica di epicità ed è girata così bene che toglie ogni dubbio sulla qualità della regia e delle riprese. Ricorda il film Mad Max, con i tre protagonisti che attraversano una distesa di sabbia a bordo di? Auto sportive naturalmente. I tre poi si presentano a vicenda con il solito humor esageratamente british, e lo fanno su un palco in mezzo al deserto circondati da una folla di auto e di pubblico…americano. Ecco la grande novità: ogni puntata di The Grand Tour verrà girata in un luogo diverso, un tour attorno al mondo, appunto, con splendide automobili come protagoniste.

Le novità del programma si scoprono poco a poco, tra uno sketch e l’altro, tra una fumata bianca e un giro di pista. Vi dico già subito che The Grand Tour non è molto diverso da Top Gear come ritmi e come format, ma ci sono tante piccole differenze che sembrano quasi una beffa nei confronti del vecchio programma. C’è un circuito dove fare le prove? Ebbene c’è. C’è uno Stig? Non proprio. E gli ospiti? Non voglio svelarvi troppo.

Quello che posso dirvi con certezza è che è stata un’ora di intrattenimento di qualità eccelsa. I tre sono più in forma che mai, gli scenari sono fantastici, la fotografia è semplicemente mostruosa (quando hanno svelato la LaFerrari mi si è rizzato ogni pelo del corpo) e le macchine, beh, per la prima puntata non potevano essere strepitose. Vedremo come saranno le prossime undici puntate della prima stagione. Esatto, undici!

Ad ogni modo, ero preoccupato che The Grand Tour fosse solo un tentativo di rimediare alla fine di Top Gear come lo conosciamo con un budget esagerato ma mal sfruttato, ma dopo quello che ho visto posso dire che questa volta hanno sparato in altissimo, centrando ogni-singolo-centro. Lunga vita alla Santa Trinità.

4 Nov | 2016
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Hot laps a Monza

Guidare in pista a volte può essere rilassante. Il weekend scorso ho partecipato all’ultima gara del campionato monomarca Seat Leon Cup sul circuito di Monza. La macchina, ovviamente, è tutt’altro che rilassante. È eccitante, adrenalinica, una vera bestia. Considerando che si guida in gara, poi, parte del divertimento viene tramutato in concentrazione, ansia, a volte rabbia.

Tra un prova libera e l’altra, però, ho avuto l’opportunità di trasportare i clienti in pista a bordo di una Seat Ibiza Cupra per degli hot laps. Passare da una Leon da gara da 330 CV ad una Ibiza Cupra stradale (seppur sportiva) da 200 CV è come mettersi a camminare dopo un’ora di tapis roulant: si ha la sensazione che il mondo sia fermo. In parte perché la pista uccide qualsiasi sensazione di velocità, in parte perché con quattro passeggeri a bordo la Cupra non è proprio al massimo delle sue potenzialità.

Ad ogni modo, caricare persone che non sono mai state in un circuito è divertentissimo. Le madri che urlano, i ragazzi che si divertono, le domande strane del tipo: “ ma questa monta i freni carboceramici?”. Tutto molto bello.

Senza contare che non c’è nessun cronometro a cui rendere conto, solo il piacere di far salire i giri del motore e di saltare sui cordoli, piacere condiviso con altre persone, per di più.

La pista poi appare modo diverso: l’angolazione delle curve, le strisce nere sull’asfalto, le altezze dei cordoli; tutto appare più nitido e chiaro. Il limite delle gomme stradali, poi, è molto più basso di quello delle slick (scusate l’ovvietà) e l’auto scivola lentamente quando il grip finisce, permettendovi di spremere l’auto in sicurezza e senza prendere rischi.

Il fatto che la Cupra sia dotata di cambio manuale, poi, aggiunge quel gusto di manovrare una leva che tanto adoro. È solo la frenata a dare fastidio: non che non sia potente, anzi, ma l’ABS parecchio invasivo e il pedale “lungo” sono una doccia d’acqua gelida dopo la frenata monumentale di una macchina da corsa. Ma devo ammettere che non mi sono mai divertito così tanto.

5 Oct | 2016
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Parigi 2016

Prima volta al Salone di Parigi, un esordio mica male. I saloni sono belli da visitare, quando ci vai da turista, un po’ meno quando devi fare x-mila video, foto e chilometri a piedi avanti e indietro per i padiglioni.

Parigi però è una bella città e fortunatamente ho avuto abbastanza tempo per girarla, sempre a piedi. Passeggiate tanto lunghe da far quasi schizzare la mia ernia lombare sulla luna. La Tourre Eiffel dal vivo è maestosa, molto più grande e ferrosa di quanto non sembri in foto, e l’idea che ci siano solo “grate” sotto i piedi mi fa venire le vertigini anche da terra, anche se fossi sepolto.

Naturalmente ogni metropoli europea è ottima per fare del sano carwatching. Ho scoperto che ci sono più Bentley Mulsanne a Parigi che in Inghilterra e più Maserati che in Italia, ma non ne sono così sorpreso. La spropositata quantità di Piaggio MP3, quella sì che mi ha lasciato di stucco.

Vi risparmio le crepes al formaggio e le escargot, per quanto deliziose; parliamo del Salone. Novità eclatanti? Non molte. Partiamo dalla Land Rover Discovery, un’auto che ho sempre amato. In foto è molto più sgraziata di quanto non lo sia in realtà: è enorme, dietro ci si potrebbe caricare una coppia di elefanti; il doppio tettuccio panoramico la rende luminosa come una serra e il frontale, se è possibile, è ancor più bello di quello della Range. Anche in quella colorazione mandarino dorato che purtroppo non comprerà nessuno.

Toyota, Mercedes e Volkswagen hanno mostrato svariati concept e modelli ibridi, ma visto che ci vorrà qualche annetto prima che arrivino sul mercato (fatta eccezione per Toyota CH-R e Prius Plug-in), preferisco sviare bellamente il discorso. Non parlo nemmeno della Ferrari LaFerrari Aperta perché non c’è nulla da dire. Parliamo di auto attuali, utili: la Nissan Micra. Mi fa strano dirlo ma, che bella la Micra! Finalmente è un’auto con cui anche un uomo/ragazzo può andare in giro senza sentirsi minato nella propria virilità, senza contare che non penso di aver mai visto degli interni fatti così bene su una segmento B.

Bene anche le rivali coreane, soprattutto la Kia Rio, più pulita nelle linee e rifinita negli interni, anche se sembra scopiazzata un po’ alla Golf e un po’ alla 308.

L’Audi Q5 è un’altra novità interessante. Non sono mai stato un fan delle SUV Audi, tutte un po’ simili e, per quanto belle, poco emozionanti. Devo ammettere però che quando ci sali a bordo scopri una perfezione negli assemblaggi e nelle finiture da rimanerci un po’ male. Magari le vendessero in quel verdino metallizzato dell’esemplare esposto, il mondo sarebbe un luogo molto più allegro.

Non male anche l’i-Cockpit di seconda generazione, ovvero il cruscotto con il volante mignon di Peugeot. L’ho visto sia sulla Peugeot 3008 che sulla 5008, entrambe curiosamente squadrate e aggressive nel look, decisamente più attraenti che nelle loro vecchie tute da monovolume.
Ad ogni modo, il nuovo cruscotto ha due schermi in HD, un volante – finalmente – posizionato bene (si legge la strumentazione adesso) e i tasti per richiamare navi, clima e radio in stile levette aeronautiche.

E così finisce il salone. Ho saltato tanti modelli, lo so, ma nemmeno troppi.

È stato faticoso, frenetico ma senza ombra di dubbio stimolante, dando la possibilità di incontrare amici, colleghi e persone interessanti che bazzicano nell’ambito delle quattro ruote a diversi livelli, nonché di fare un po’ di baldoria con il proprio team. Ma su questo, silenzio stampa.

 

 

19 Jul | 2016
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Per tutti i giorni

Mettiamo da parte le auto sportive, quelle da sogno e quelle improbabili. Per la maggior parte di noi, l’auto serve per spostarsi, e non tutti possono spostarsi con una Bugatti Veyron.

Cosa cerco dunque in un’auto non sportiva? Prima dote: bassi costi di manutenzione e di percorrenza. Visto il mio chilometraggio, vorrei un’auto che in autostrada fa i 20/km con litro (finalmente esistono), di una potenza che va dai 110 ai 180 CV (conteniamo il bollo) e con uno stereo in grado di spaventare le talpe del mio giardino. Sono molto perfettino quando si tratta di impianto audio, lo ammetto, ma dato l’unico modo che conosco per ammazzare i lunghi tragitti è cercare di diventare sordo, non posso fare a meno di desiderare 18 casse con un mega woofer.

La mia auto da tutti i giorni deve avere anche una seduta bassa, visto che mi piace toccare il pavimento. Non sono certo alto come Micheal Jordan, eppure sono poche le stramaledette auto con cui non sbatto il mio ginocchio destro contro il piantone dello sterzo. Mi viene il nervoso solo a pensarci.

Fondamentali sono anche cambio e sterzo. Se lo sterzo in città è pesante, a meno che non sia seduto su una Huracan, mi viene il prurito. Se il cambio si impunta ed è gommoso, poi, comincio a urlare come la tipa di Psycho sotto la doccia.

Un cambio corto e morbido e uno sterzo omogeneo e leggero mi rilassano quanto bere champagne nell’idromassaggio. La linea dev’essere piacevole, ma ad essere sincero ormai è difficile trovare auto brutte, la tendenza ora sembra essere quella delle auto anonime, molto più efficace dal punto di vista delle vendite.

E infine arriviamo ai dettagli, le cose davvero importanti. Sono un maniaco della toccacciatura, e quindi l’abitacolo dev’essere bello da palpeggiare. Deve avere una presa USB di serie (capito Audi?) e può benissimo non avere il bracciolo, l’ho sempre odiato. Il navigatore dev’essere assolutamente presente. Lo sconsiglio vivamente a chi fa tutti i giorni il tragitto casa-ufficio, ma dato che giro spesso posti diversi, mi fa moolto comodo non dover utilizzare il mio moribondo iPhone come navi.

Cosa rimane ancora? A questo punto credo di potermi ritenere soddisfatto, se poi l’auto non esplode dopo duemila chilometri sarebbe cosa gradita, ma non voglio mettermi a parlare di affidabilità, dato che è una questione più delicata della trama Game of Thrones; una trama decisamente complicata e colma di teste mozzate.