Tag: auto sportive

26 Apr | 2017
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Big Mc

Non è facile entrare a sgomitate in mezzo a Ferrari, Porsche e Lamborghini; buttiamoci dentro anche Aston martin. Quando hai a che fare con brand così magnetici, storici, forti, anche se ti chiami McLaren non è detto che riuscirai ad essere all’altezza. La McLaren F1 (stradale) è una leggenda di auto, questo sì, ma costruire una gamma di supercar e vendere tanti esemplari in serie è un altro discorso. La Casa di Woking però con la MP4-12C (un nome orribile) è entrata a gamba tesa – e con successo – nell’Olimpo delle auto sportive. Devo essere sincero, la Mp-4 non mi ha mai fatto sognare. Mi sembrava un elettrodomestico allora e lo sembra anche adesso: fredda, un po’ anonima. Un po’ bruttina. Un’auto che aveva il solo scopo di essere “oggettivamente migliore” della Ferrari 458. Migliore in cosa? Nello 0-100? Nel tempo sul giro? Ovviamente si prese bastonate dall’italiana, non tanto in termini di prestazioni – era velocissima -, ma in termini di carattere, di coinvolgimento. Quel tipo di cose che contano più di ogni altra, in una supercar. E non tiriamo in ballo l’estetica…

Arrivò poi la sostituta. La McLaren 650S, per quanto mi riguarda, è migliore della MP4-12C soltanto nel nome. È più facile da ricordare, almeno. La sua linea è leggermente migliorata, ma ai miei occhi appare come un tentativo di mettere delle toppe dove la MP4 ha fatto dei buchi. Più potente, più veloce, ma forse peggio ancora da guidare (si parlava di “imponente sottosterzo”). Insomma, un’altra auto che non dice nulla alle mie terminazioni nervose.

Poi un giorno mi sono svegliato, ho aceso il PC e mi si è palesata davanti la foto della McLaren P1. Sono rimasto turbato. Quando l’ho vista la prima volta non l’ho del tutto capita. Quelle linee extraterrestri, quella coda che mostra le viscere meccaniche e quei fari a goccia erano straordinari; anche se in realtà mi convincevano di più la LaFerrari e la Porsche 918 Spyder. Ma pian piano ho cominciato ad amare quella sua sagoma da prototipo di LeMans. Dal vivo è così lunga, bassa e “fluida” da lasciare a bocca aperta. Questa sì che è una McLaren con un’anima. Quando poi ho visto il video della P1 che percorre il rettilineo di Yas Marina di notte sparando fuoco dallo scarico come se fosse un candelotto di dinamite, allora mi sono follemente innamorato. E credo che anche Bruce Wayne ci stia seriamente facendo un pensierino.

La P1 è la dimostrazione che la McLaren sa fare auto cazzute. E la 675LT ne è la conferma. Più bella della 650S, più emozionante, più esotica, più “P1”. L’auto che ha chiuso la quadratura del cerchio, la fine di un percorso iniziato con la MP4-12C. Come se McLraen, finalmente, avesse capito in che direzione andare.

Tutto questo mi serviva per arrivare al dunque. Dunque: la nuovissima McLaren 720S è il futuro di McLaren, nemmeno tanto lontano, visto che arriverà a breve sul mercato. Devo ammettere che la prima volta che l’ho vista sono diventato cieco per dieci secondi. Quali rospi hanno leccato i designer di Woking per disegnare un’auto del genere? Dico davvero.

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Ha così tanti dettagli strani che non so da dove cominciare. Forse dai bulbi concavi anteriori che ospitano fari a prese d’aria, un’idea bizzarra quanto interessante. Più la guardo, però, più mi piace, come la P1. Anzi non riesco a smettere di farlo. Ritrovo in lei un po’ di P1, di McLaren F1 e un po’ di…nuovo. Credo che dopo anni la McLaren abbia capito finalmente come farci sognare veramente. Grande Mc. Dove posso provarla?

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24 Mar | 2017
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Popolo di tifosi

Non ci avevo fatto tanto caso ma, tolti alcuni (non tantissimi) colleghi, non ho molto amici appassionati di auto. E con passione, intendo quella che non ti fa dormire la notte, quella che ti fa sognare. Quella vera. Tanti dei miei amici sono interessati, curiosi, ma nessuno si mette a sbavare dietro alla nuova Mégane RS o Toyota GT86 di turno. Piuttosto preferiscono la Golf. Diesel.

E anche i ragazzini li vedo sempre meno interessati. Forse la causa è da imputare ai motorini TREMENDI e poco propensi alle elaborazioni che vendono oggi. Mica come il Booster, lo Zip e il C.R.E. dei miei tempi (che non sono poi così lontani). La mia passione per i motorini e per le impennate è maturata e traslata in quella delle auto e così per tanti ragazzi della mia generazione e di quelle prima ancora. Poi però osservo gli inglesi, di ogni età, e capisco che sono loro il vero popolo appassionato di motori. Sono ferrati, sono sul pezzo. Sono malati di motori. Lo si percepisce festival of Speed di Goodwood, quando vedi le vecchiette in carrozzina gasate per la Porsche 917 che sfreccia su per la collina. Lo vedi nelle loro videoprove, lo leggi nei loro articoli. Glielo si legge negli occhi.

Lo dico a malincuore, ma noi italiani siamo più un popolo di tifosi che di appassionati. Ci piace l’auto col cerchio grosso, sì la sportiva, ma perché è status symbol, e la Ferrari ma solo quando vince. Tifiamo per l’Alfa perché “con la Giulia ha fatto il culo alle tedesche al ‘Ring” e la FIAT perché “Marchionne sta spaccando”. Oppure no, difendiamo le tedesche a priori (questi si chiamano nel gergo del web “Waggari”) perché…Così, ci piace tifare.

Per rimediare a tutto ciò c’è una soluzione. Comprate motorini elaborati ai vostri figli e bevete the al posto del caffè, vivremo in un mondo migliore.

24 Feb | 2017
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Brava e bella

È da qualche tempo che non condivido le mie riflessioni sul blog (so che eravate tutti più contenti), ma è stato un periodo decisamente fitto di presentazioni, fervido direi. Tra le auto che ho provato, PURTROPPO, non c’era la Ferrari 812 Superfast. Un nome orribile, senza dubbio. Lamborghini se ne esce con la “Superveloce” e Ferrari controbatte con “Superfast”. A volte è Berlinetta, a volte è Lusso. Vorrei tanto sedermi al tavolo con le capocce del marketing mentre decidono il nome della prossima Rossa, non oso immaginare un brainstorming di nomi più delirante.

Ma la macchina, finalmente, mi piace. Dico finalmente perché – secondo me – dopo la 575 Maranello c’è stata una lenta caduta di stile.

La 599 Fiorano mi piaceva: pulita, elegante, cattiva ma non troppo; ma la F12 Berlinetta non mi ha mai convinto, nemmeno dal vivo. Questa 812 Superfast, invece, nonostante abbia il nome da detersivo sgorga lavandini, sembra aver trovato un minimo di equilibrio nelle linee. Trovo tuttavia che a Maranello stiano un po’ andando “a sensazione” nel disegnare le auto. Un po’ come Apple quando presenta un nuovo prodotto: sembra subito bello, ma dopo poco ti accorgi che mmm, insomma.

Questa è molto elegante di profilo, pulita e aggressiva nel muso (mi ricorda la 599 GTO) e un po’ anonima nel posteriore, anche se nel complesso non è affatto male. Sembra quasi una Corvette, da dietro. Mi piace però che siano tornati ai doppi fari tondi posteriori (sono malinconico) e mi piace che abbiano levato quella specie di imbuto aerodinamico che aveva la F12 Berlinetta.

Amo invece il fatto che continuino a pompare cavalli sotto il cofano: 800 cavalli sono davvero davvero tanti, li stessi di una monoposto di F1, in pratica. Mi ricordo ancora la prova della Ferrari 512 BB di un vecchio Quattroruote, con Emerson Fittipaldi che faceva fatica a domare (o almeno questo voleva farci credere) i 340 CV della più veloce Ferrari dell’epoca. Questa sarà sicuramente una bicicletta da guidare, come lo era la F12. Ne sono convinto perché l’unica certezza è che ogni maledetta vettura che esce da Maranello è più veloce e più guidabile, questo è il vero miracolo. Se poi è anche bella da guardare…

2 Feb | 2017
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I cavalli non fanno la felicità

È la solita vecchia storia: con le auto ci si può divertire con poco, senza dover sborsare centinaia di migliaia di quattrini e avere sotto il piede l’intera fauna equina del continente. Non nego che affondare il pedale del gas di una Ferrari 488 non sia divertente, dico solo che esistono vetture in grado di regalare sensazioni simili ad un quarto del prezzo, anche ad un ottavo.

Questo però dipende tanto da che tipo automobilista siete. Se vi interessa lo sparo al semaforo, allora c’è poco da fare. Comprate un’Audi RS, fategli un rimappaturina e probabilmente darete paga a tutti i porschisti del circondario. Se invece vi piace GUIDARE, e con guidare intendo: sovrasterzi, pendoli, attacco kamikaze alle curve, disegnare le traiettorie (anche sbagliate), allora ci sono buone notizie.

In questi giorni sto convivendo con una Porsche 718 boxster e devo ammettere che sono rimasto colpito. Non è una scheggia in rettilineo ma le sensazioni che trasmette non hanno nulla da invidiare alle supersportive da 600 CV; se non l’accelerazione e gli sguardi dei ladri e del popolo femminile…Ma il piacere di guidare è senza dubbio sullo stesso piano.

Un’altra auto che non vi farà desiderare niente di più è la Mazda MX-5, una vettura carica di fascino e di ignoranza. Anche lei è in grado di stampare un sorriso molto più grande rispetto a vetture più blasonate, potenti e costose. Ne volte un’altra? Fiesta ST. Ok, la Fiesta non è più emozionate di una Lambo, ma sulla strada giusta vi garantisco che è molto, molto divertente. È più divertente di auto simili più grosse di lei, questo sì, come la gran parte delle hatchback da 300 Cv del segmento C.

Quindi tutto questo per dire che se potete comprarvi una Ferrari 488 o una GT3 RS, fatelo. Subito. Ma per tutti quelli che non possono, c’è speranza, grazie a queste auto.

27 Dec | 2016
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Il meglio del 2016

Il 2016 sta finendo e il panettone che ho mangiato si sta molto velocemente trasformando in grasso. Tra un trigliceride e l’altro, però, ogni Natale mi fermo a pensare, ad assaporare i ricordi dei mesi passati che velocemente scivolano via dietro le mie spalle. Questo è stato un anno incredibile per me: ho viaggiato molto, conosciuto tante persone interessanti e, soprattutto, ho guidato tanto. Sono riuscito a coronare anche un sogno che tenevo nel cassetto fin da ragazzino, quello di correre a Imola. Non mi sembra ancora vero.

Tolte le corse, l’esperienza più bella dell’anno ha a che fare con la Targa Florio. Scorrazzare con delle Porsche liberamente in compagnia di colleghi, ma soprattutto amici, è stato fantastico. Le strade da prova speciale, le persone che ci incitavano a dare gas e ci regalavano dolci, le auto… Ogni sorta di Ferrari, Porsche, Alfa Romeo, e chi più ne ha ne metta, ha percorso con noi le stupende strade della Sicilia. Ricordo ancora il primo di tratto di strada “libero” a bordo della Turbo S, con le orbite, mie e del mio amico Marco, spalancate per l’andatura di quel siluro a quattro ruote. I “tondi” davanti alla casa di Pirandello, il sigaro a Corleone, i cannoli siciliani al mattino, oppure il panino con la milza (da me tanto bramato) in periferia di Palermo, in compagnia di quattro auto da centinaia di migliaia di euro: tutti ricordi vividi e bellissimi. Con una Sicilia, più calda che tiepida, a farci da sfondo. Il miglior scenario possibile.

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La 20quattro Ore delle Alpi è stata un’altra avventura mica da ridere. Una maratona alpina di 24 ore con 4 Audi A4, in 4 turni, con 4 equipaggi…Insomma, avete capito. Il mio turno, quello che andava dalle 11 di sera alle 6,30 del mattino, è stato un vero tour de force. Non che gli altri turni non lo fossero, ma correre di notte (no stop) su 5 passi di montagna con neve e ghiaccio richiede più concentrazione. In compagnia di un termos di caffè, di una banana, di una RedBull e di un fantastico navigatore (grande Angelo) alla fine  è andato tutto liscio; un mix di traversi, lunghe tirate e brevi momenti di relativo relax. Ecco, il trauma del giorno dopo sull’elicottero, con vuoti d’aria, nuvole e montagne vicine-vicine, l’avrei evitato volentieri. Ma lo sto ancora raccontando, quindi mi sta bene.

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Un altro bel ricordo di quest’anno riguarda Budapest, più precisamente la prova della BMW M2, nientemeno che all’Hungaroring. Ottima la macchina, avvincente il circuito, ma la città e la compagnia erano ancora meglio. Il giro in barca con i colleghi, poi, è stato esilarante. Il capitano (o come diavolo si chiama quello che guidava la nostra barca-motoscafo) era un ungherese con probabili anfetamine in circolo, di conseguenza cercava di fare colpo su di noi facendo i peli ai piloni che sorreggono i ponti sul Danubio. E tutto ciò con la manetta dell’acceleratore incastrata al massimo. Non contenti, dopo cena siamo anche usciti a a bere qualcosa per la città, ma in questo caso è meglio tenere il silenzio stampa.

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Ne avrei tante altre da raccontare, ma ne racconto ancora una sola: Honda NSX all’Estoril, l’ultima (mia) presentazione stampa prima delle vacanze estive. Che pista incredibile, l’Estoril: sale, scende, si stringe e si allunga. Circondata dalla sabbia e scaldata dal sole portoghese di luglio. E che macchina, signori miei. La nuova NSX non avrà il fascino della vecchia, ma tra i cordoli fa miracoli. Quel torque vectoring incolla il muso alla corda e nasconde i kg in eccesso con una strafottente efficacia. Insomma, è un’auto veloce, ma anche elettrizzante, che poi è quello che conta. E i giri in pista, per fortuna, sono stati tanti. Un dettaglio per niente scontato, quando si tratta di provare questo genere di auto.

Ora è meglio smaltire il panettone per il 2017.

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