21 Sep | 2016
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Esoso al quadrato

Avete mai avuto la sensazione di guidare un carrello della spesa potentissimo? Sapete, l’handling vago, lo sterzo impreciso, gli spaventi nelle rotonde, sono tutte cose che non capitano più a bordo di veicoli recenti. A meno che non siate alla guida di una Mercedes G 500 AMG 4×4 al quadrato.

Vi state chiedendo che cosa sia? Beh, ve la ricordate la Mercedes G 6X6? È la stessa auto, ma con due ruote in meno. È una Classe G alta 2,25 metri gialla evidenziatore con dei passaruota titanici e un motore 4,0 litri V8 (lo stesso della AMG GT) da 422 CV di potenza.
Non c’è niente di male in una SUV potente: il Cayenne GTS si guida come una bicicletta e la Mercedes GLE AMG è una palla di cannone velocissima, ma la G4x4 al quadrato è troppo, troppo ignorante.

Ho avuto diverse esperienze traumatiche a bordo di fuoristrada: la prima è stata alla guida di un Defender a nove posti, con nove passeggeri, per le strade della Sardegna; la seconda al volante di una Mercedes Classe G 500 del capo di Mercedes Mondo (sì, quello potente con i baffi). Questo non solo perché c’erano in ballo delle vite (nove sul Defender, la mia se graffiavo il G500), ma perché queste due auto hanno un’handling tremendo.

Comunque. È un giorno di pioggia, e mi ritrovo per le mani una Mercedes G 4X4 al quadrato. Dopo aver scalato 45 cm di vetta mi siedo sul trono. È davvero alto quassù.

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Io e i miei due colleghi ci guardiamo attorno, chiedendoci a che cosa servano tanta opulenza e tanta fibra di carbonio. A niente, ma è fighissima. Come si comporta una montagna gialla di tre tonnellate (pesa quanto una Range Rover con una Panda sul portapacchi) con ruote da 325 mm e cerchi da 22”? Beh, diciamo che è più agile di una petroliera, ma meno di un Actross. Fatto sta che se solo pensate di accelerare in curva sul bagnato otterrete contemporaneamente: sottosterzo, sovrasterzo, morte, urla della gente modello film horror e una denuncia per tentato colpo di stato; ma anche tanto, tantissimo rispetto dai rapper del quartiere e dai turisti russi.

Lo sterzo è più vago del timone del Titanic, e il rollio, beh, è l’essenza del rollio. Il motore  invece è spaziale: ruggisce, sbraita, ringhia, è davvero minaccioso. Ma i 422 CV, per quanto facciano il loro dignitoso lavoro nello smuovere tre tonnellate di mezzo, non sono sufficienti a incollarvi al sedile. Per fortuna.

Non ho fatto abbastanza chilometri per poter scrivere una prova su strada completa, ma mi sentivo obbligato a condividere questa esperienza; fantastica e terrificante allo stesso tempo.

14 Sep | 2016
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Fascino yankee

Ho sempre pensato che i pickup fossero mezzi di trasporto adatti solo per gli americani. Veicoli utlili solo per rubare bestiame e guidare in Texas a 20 mph con la spiga in bocca consumando tre galloni ogni seicento metri, ma tanto, chissenfrega, un gallone costa meno di due dollari.

In questo contesto un pickup ha perfettamente senso. Va lento, non ha bisogno di fare le curve e molto probabilmente monta un V8 5.0 litri che spinge meno di un panda malato, ma almeno fa un rumore virile.

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11 Sep | 2016
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Finzione o realtà?

Mi ricordo ancora quando tornavo da scuola e passavo i pomeriggi a giocare a Gran Turismo 2 sulla Playstation. Avevo 10 anni. Si potevano guidare auto esotiche fantastiche: la Ford GT90, la Venturi Atlantique, la Calsonic Skyline, la mitica Escudo! Era un tempio per gli appassionati, un gioco, un feticcio, una malattia.
Beh, è con mio immenso piacere che, dopo quasi vent’anni, non ho ancora smesso di giocare ai simulatori di guida, ma la cosa si è fatta seria. È da qualche settimana che sto giocando ad Assetto Corsa sulla mia XBOXONE, e devo ammettere che la fisica del comportamento delle vetture ha raggiunto un livello non credibile, di più: iper-realistico.

Nonostante non abbia un sedile che vibri/si muova/costi un follia sotto di me, ma solo tra le mani un bel volante Thrustmuster, con Assetto Corsa riesco a sentire la strada sotto di me. I simulatori di guida di oggi sono davvero delle palestre per chi guida in pista. I circuiti sono scannerizzati con il laser, i tempi sul giro nel gioco coincidono con quelli della realtà e le regolazioni dell’assetto si sentono, si sentono eccome.

I veri pro dell’ambiente si allenano con iRacing o R Factor, simulatori (solo per PC) all’avanguardia per quanto riguarda la fisica della vettura e il realismo di gara, tanto da discostarsi da quello che è considerato solo puro divertimento, diventando vero e proprio allenamento.

Quindi, quanto insegnano a guidare questi simulatori? Parecchio. Certo, la realtà richiede tante qualità che nella finzione videoludica non servono: coraggio, testa, autocontrollo, sensibiltà ed esperienza; ma per quanto riguarda teoria e traiettorie, la differenza è quasi nulla.

Basta vedere come guidano i “ragazzini” nuovi arrivati in F1, allenati solo da ore e ore di simulatori (quelli che costano quanto una nazione). Ma  non voglio addentrarmi nel discorso piloti dell’era moderna, non ora almeno.

Sta di fatto che i simulatori di guida, anche quelli casalinghi, hanno raggiunto un livello davvero impressionante, e se siete degli scettici dello schermo, vi consiglio di provarli.

Cambierete idea.

6 Sep | 2016
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Questione di sponsor

Maledetti sponsor! Il problema che affligge tutti i piloti, gentlemen drivers, aspiranti tali e organizzatori di sagre di paese.

Gli sponsor sono il motore essenziale delle corse, la grana che manda avanti la baracca; a meno che non siate un califfo o la vostra azienda stia andando particolarmente bene.

Questi milioni di SOLDI spesi in adesivi appiccicati alle auto, però, hanno creato dei miti a quattro ruote, auto che non solo sono passate alla storia per la loro velocità (o lentezza) o per merito di chi che le guidava, ma soprattutto per il loro look colorato e per la presenza scenica.

La mia teoria ha dei fondamenti. Ok, se dico Marlboro-McLaren-Honda, direte: “Senna, imbecille”. Vero, ma quanti di voi sanno il nome di almeno UNO dei piloti che guidava la Nissan Calsonic Skyline? E non fate finta di non sapete di che auto si tratti…

Ho sempre amato le livree, i colori, i brand di sigarette applicati a queste auto. In effetti, sembra che le aziende che producono alcool e tabacchi si preoccupino solo di sponsorizzare gare di automobili; sono sicuro che James Hunt fosse d’accordo.

Se le auto fossero state tutte bianche, nere, o tinte solo con i colori della Casa madre, non avremmo queste magnifiche foto, quei modellini in camera o i poster sbiaditi sulle pareti. Il Deltone Martini, la Castrol Supra, la McLaren F1 Fina, la lancia Stratos Alitalia, la Porsche 956 Rothmans e la fantasmagorica Porsche 917 Gulf: tutte auto pazzesche con una storia incredibile, per merito anche della loro livrea.

Ecco una gallery con le mie auto da corsa preferite, fatemi sapere quali sono le vostre!

 

29 Aug | 2016
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Follia?

Sono sicuro che alla mia professoressa di fisica del liceo correrà un brivido gelido lungo la schiena per quello che sto per dire: la velocità è relativa.

Mentre guardavo il GP del Belgio, ieri, è nata una conversazione riguardante la follia dei piloti che corrono in F1; ma a parer mio, non c’è nulla di folle in quello che fanno. Certo, ci vuole pelo sullo stomaco per fare la Eau Rouge a trecentoepassachiloetriorari, ma è spaventoso quanto in fretta ci si abitui alla velocità, soprattutto per chi la ama, soprattutto per chi ama le corse.

Andare a 300 km/h con una F1 poi non è come andare a 300 km/h con una 911, o con una Ferrari, o con una Civic Tuning col NOS.

Una F1 in frenata è capace di spazzare via 300 km/h in poco più di 100 metri, con una facilità e una compostezza tanto sovrannaturali da attirare l’attenzione di Mulder e Scully.

Ma è la sicurezza di queste vetture a farmi più impressione: sempre durante il GP del Belgio, Magnussen, pilota Renault, ha polverizzato la sua giallissima auto a più di 200 km/h contro una barriera, uscendo un po’ scosso e zoppicante; se impattate con un Chrysler Voyager a 50 km/h rischiate una morte molto brutta.

Raikkonen stesso ha ammesso che ha più paura ad andare a 160 km/h su sterrato con una macchina da rally con gli alberi che ti sfrecciano a pochi cm, piuttosto che sfrecciare a 300 km/h su una pista larga, liscia, con vie di fuga e poche probabilità di incrociare una renna.

Con questo non sto dicendo che le gare di macchine siano pericolose quanto il minigolf, ma che correre in auto è diventato molto più sicuro di quanto si pensi e che, per quanto possa sembrare incredibile, ci si abitua anche alla velocità di una monoposto di F1.

Mi piacciono le gare e mi piace correre, e ammetto che mi fanno molta più paura i tuffi che fa la Cagnotto, dove – sicuro – atterrerei di schiena/pancia e perderei la pelle come un pitone in primavera. Quella, per me, è follia.