15 Nov | 2016
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Pioggia niente panico

Si dovrebbe correre esclusivamente sul bagnato.

Non parlo spesso di Formula Uno, primo perché ormai equivale a parlare di politica, secondo perché non avendo seguito ogni singola gara non mi sento sufficientemente competente in materia. Ma dopo il Gran Premio del Brasile di domenica scorsa, non riesco a tacere.

Hamilton avrà pur vinto la gara, ma quel “ragazzino” di Max Verstappen (uomo vero, altro che diciottenne) ha dato una dimostrazione di talento puro. Non solo perché ha guadagnato 16 posizioni in 16 giri arrivando terzo dietro alle Mercedes, ma per come l’ha fatto.
Innanzitutto pioveva che Dio la mandava e, tra una bandiera rossa e l’altra (davvero troppe), il pilota Redbull ha dato l’ennesima dimostrazione di cosa sa fare. Non vorrei esagerare, ma sul bagnato l’olandese mi ha ricordato Senna.

Il traverso a 200 km/h ripreso per un soffio (con un po’ di fortuna), il sorpasso a Rosberg e a Vettel, l’andatura e la sicurezza della sua guida: davvero impressionante.

Il bagnato, si sa, premia il talento e la sensibilità del pilota e livella le prestazioni delle vetture, ma vedere i piloti a spasso con (relativa) prudenza e Max tirare come se stesse scappando dalla polizia è stato esaltante. Certo, Hamilton ha spinto come un pazzo rimanendo primo e gestendo dei sovrastrezi mica da ridere, ma la gara migliore rimane quella di Verstappen.

Ho solo trovato frustrante l’eccessiva ansia da parte della FIA nel lasciare correre la gara in tali condizioni. Ok, pioveva, ma si è visto di peggio, e castrare così una gara vizia solo i piloti e rende lo spettacolo deprimente. Non è possibile che appena cadano due gocce (in questo caso erano anche quattro) si vada in regime di safety car per 18 giri e si pensi subito di interrompere tutto. È da decenni che si corre sul bagnato: è normale che ci siano più incidenti, ma se la paranoia ha il sopravvento allora che senso hanno le gare?

Ad ogni modo, questa volta la FIA è stata più di “manica larga”, tollerando qualche sorpasso azzardato in più e lasciando finire la gara sotto la pioggia torrenziale. Il risultato è stata una delle gare più belle che abbia visto negli ultimi anni, una gara in cui le auto contavano meno e i piloti hanno fatto la differenza. O mi sbaglio?

11 Nov | 2016
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Libertà di traverso

Il mio stile di guida è sempre più simile a quello del guidatore della domenica. Vado in giro a 50 km/h ascoltando la musica, godendomi il panorama e il clima con il filtro antipolline. Un po’ perché sto invecchiando, un po’ perché il traffico ha raggiunto dei livelli folli (ovunque, a meno che abitiate in Congo, ma anche li è da verificare) ma soprattutto perché le auto non invogliano più alla guida “allegra”. Il che forse è un bene, anzi, è SICURAMENTE un bene per la sicurezza eccetera eccetera, ma non posso più nemmeno tirare un freno a mano.

Con la mia vecchia Puntozza 1.2 Fire non avevo né ESP, né freno a mano elettronico, avevo mille spie accese, questo è vero, ma non ostacolavano il mio divertimento. Sul bagnato e sul viscido potevo giocare con l’equilibrio dell’auto, tirare quella santa leva sui tornanti e godermi il controsterzo. Ma la verità è che ho sempre desiderato una trazione posteriore.

Sempre più auto non permettono di disattivare i controlli elettronici o semplicemente di tirare il freno a mano. Comprensibile su una Renault Espace, fastidioso su un’Alfa Romeo Giulia.

Mi piace tantissimo la neonata Alfa: dentro, fuori, sotto, davanti; mi ha conquistato. Ma la versione diesel, quella per i comuni mortali, non permette disattivare i controlli e di farvi godere a pieno le gioie della trazione posteriore. Emozione, passione, storia, DNA, ma niente gomme che fumano. Per quale motivo dovrei comprare un’Alfa a trazione posteriore se poi non la posso mettere di traverso?

Forse la Casa del Biscione ha pensato che delle Giulia spalmate contro il muro non siano buona pubblicità. In effetti di BMW e Mercedes abbracciate ai pali della luce se ne vedono parecchie su YouTube, ma almeno gli sventurati piloti hanno avuto libero arbitrio.

Sparo un po’ di statistiche a caso: probabilmente all’80% dei clienti Mercedes o BMW non interessa disegnare virgole nere sull’asfalto, ma hanno comunque la possibilità di farlo. Conoscendo gli alfisti, però (sono la seconda peggior specie dopo i porschisti), questa percentuale potrebbe scendere al 40%. L’alfista è quel tipo di persona che ad ogni occasione ti ricorda che l’Alfa 75 Turbo sverniciava la BMW 320is, e che dal punto di vista tecnico era INFINITAMENTE migliore. Le stesse persone che si gasano all’idea del ritorno alla trazione posteriore e del record infranto al ‘Ring.

Le stesse che amano fare i traversi, o almeno amano provarci.

7 Nov | 2016
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Auto che non fanno dormire la notte

Non ne ho mai abbastanza di auto, un po’ come di sushi all you can eat. La passione, la curiosità e la semplice voglia di girare un volante mi invogliano a guidare tutto ciò che riesco; non importa se lo faccio per mestiere, per me provare le auto è un hobby, prima di tutto. Alcuni dei miei colleghi più maturi (che affettuosamente chiamo vecchi) hanno avuto la fortuna di provare ferri davvero speciali. Sto parlando di auto come la prima Honda NSX, la Ferrari F430 Novitec biturbo da 800 CV e la Pagani Zonda, giusto per dirne un paio. Io non ho (ancora) avuto questa fortuna, ma qualche macchinina l’ho guidata. Nonostante ami correre e ami la velocità, tante volte mi sono affezionato a piccole utilitarie o comode station wagon, come la Mazda2 e la Skoda Superb.

Anche se quelle che non mi hanno fatto dormire la notte, lo ammetto, erano tutte sportive. Una di queste è la Mégane RS. È un’auto pazzesca da cima a fondo: vi fa godere ad ogni andatura, ama essere maltrattata, vi fa sentire connessi con l’asfalto e vi incita alle corse folli. La sua fama è davvero meritata. La Nissan GT-R mi fa lo stesso effetto. Cosa fa la GT-R? Beh, lei piega le leggi della fisica. Accelera, curva e frena come un’auto con 150 CV in più e 400 kg in meno. Non che 550 CV siano pochi, ma non mi sono mai sembrati così tanti. Ed è anche coinvolgente e propensa a giocare.

Anche l’Alfa Romeo 4C, auto con cui litigai, ora mi manca. È un’auto strana: impegnativa e per certi versi anche inconclusa, e con conclusa intendo che manca la fase finale di messa a punto, ma suona come una macchina da corsa e con lei te la devi sudare la “tirata”, parecchio.

Anche la Fiesta ST, che da fuori sembra poco più che una Fiesta diesel, mi ha lasciato un segno indelebile. Probabilmente è una delle auto con cui mi sono divertito di più. Non va così forte da farvi rischiare la vita e la patente ed è rigida, agile, e affilata: segue il tuo pensiero e ha un posteriore mobile. Una meraviglia.

Tornando indietro arrivo a Lotus e Caterham. Le versioni meno potenti sono quelle che ho preferito poiché c’è più gusto nel prenderle per la gola.

Le lacrime vere però le dedico alla Porsche 911. Non sono riuscito a trovarle un difetto, non uno. È stupenda, comoda quanto basta, affidabile, ti coinvolge e ti fa godere come poche auto sanno fare, anche a 30 km/h. Certe auto rimangono più di altre.

4 Nov | 2016
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Hot laps a Monza

Guidare in pista a volte può essere rilassante. Il weekend scorso ho partecipato all’ultima gara del campionato monomarca Seat Leon Cup sul circuito di Monza. La macchina, ovviamente, è tutt’altro che rilassante. È eccitante, adrenalinica, una vera bestia. Considerando che si guida in gara, poi, parte del divertimento viene tramutato in concentrazione, ansia, a volte rabbia.

Tra un prova libera e l’altra, però, ho avuto l’opportunità di trasportare i clienti in pista a bordo di una Seat Ibiza Cupra per degli hot laps. Passare da una Leon da gara da 330 CV ad una Ibiza Cupra stradale (seppur sportiva) da 200 CV è come mettersi a camminare dopo un’ora di tapis roulant: si ha la sensazione che il mondo sia fermo. In parte perché la pista uccide qualsiasi sensazione di velocità, in parte perché con quattro passeggeri a bordo la Cupra non è proprio al massimo delle sue potenzialità.

Ad ogni modo, caricare persone che non sono mai state in un circuito è divertentissimo. Le madri che urlano, i ragazzi che si divertono, le domande strane del tipo: “ ma questa monta i freni carboceramici?”. Tutto molto bello.

Senza contare che non c’è nessun cronometro a cui rendere conto, solo il piacere di far salire i giri del motore e di saltare sui cordoli, piacere condiviso con altre persone, per di più.

La pista poi appare modo diverso: l’angolazione delle curve, le strisce nere sull’asfalto, le altezze dei cordoli; tutto appare più nitido e chiaro. Il limite delle gomme stradali, poi, è molto più basso di quello delle slick (scusate l’ovvietà) e l’auto scivola lentamente quando il grip finisce, permettendovi di spremere l’auto in sicurezza e senza prendere rischi.

Il fatto che la Cupra sia dotata di cambio manuale, poi, aggiunge quel gusto di manovrare una leva che tanto adoro. È solo la frenata a dare fastidio: non che non sia potente, anzi, ma l’ABS parecchio invasivo e il pedale “lungo” sono una doccia d’acqua gelida dopo la frenata monumentale di una macchina da corsa. Ma devo ammettere che non mi sono mai divertito così tanto.

3 Nov | 2016
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È tutto qui

L’altro giorno ho speso la mia solita mezz’ora su YouTube, mentre addentavo un panino con la mortadella, a guardare video sulle auto. Mi piace guardare le gare in salita, i rally, ma anche le gare di trattori e le Smart elaborate. Lo so, sono monotematico. Mi sono accorto però di dare poca attenzione ai mezzi a due ruote, nonostante da giovanissimo fossi molto appassionato.

Sono sempre stato un amante di aggeggi guidabili dotati di ruote in realtà, sia a due sia a quattro, ma col passare del tempo mi è rimasta solo quella delle auto.

Credo che la mia ex-passione per le moto dipenda dal fatto che da ragazzino scorrazzavo come un pazzo con la mia Aprilia RS Chesterfield, naturalmente elaborata con un motore 80 cc Top Performance Nero bi-fascia (più affidabile del monofascia) e segnata da 1000 voli. Anzi, undici per l’esattezza, di cui dieci dopo aver scoperto che in curva riuscivo a toccare la pedalina. La moto da cross pure mi piaceva. Quei 125 cc due tempi imbizzarriti che impennavano di gas e scavavano solchi sullo sterrato, mi facevano semplicemente impazzire.

A quei tempi la mia passione per le moto era pari a quella per le macchine. La svolta però credo sia arrivata con il kart, quando ho provato uno di quelli che vanno, non uno di quelli asmatici che si noleggiano. Ho avuto un Birel 100 cc a presa diretta, fantastico, anche se più delicato di un bicchiere di cristallo. Ma quando andava, schizzava come un proiettile.

Ho sempre amato il go-kart, ho cominciato a guidarlo a otto anni e credo che non smetterò mai. Penso che sia l’esperienza di guida più pura, diretta e cristallina che si possa provare. Qualsiasi costruttore di auto sportive dovrebbe ispirarsi al kart, senza nessuna eccezione. Mi piace girare quel volante orizzontale, vedere le ruote con la coda dell’occhio che seguono il tuo pensiero, sentire il posteriore che si muove e l’anteriore che morde l’asfalto.

E mi piace ritrovare le stesse sensazioni, anche se filtrate, sulle auto. Le quattro ruote che appoggiano, il sovrasterzo, il sottosterzo, accelerare con il piede, cambiare con la leva, il rollio in curva (o la sua assenza, in rari casi). Penso che siano questi i dettagli che mi fanno preferire le auto alle moto. Certo, con le auto non posso impennare (anche se ci provo) e non posso nemmeno toccare il ginocchio in curva (meglio non provarci), ma posso godere del brivido velocità ugualmente, pure riparato dalla pioggia.

Penso che sia tutto qui.