4 Jan | 2017
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Wish list

Ci sono auto che vorrei provare almeno una volta nella vita. Non che io ne guidi poche, ma dato che non sono Chris Harris, mi riesce difficile mettere le mani su auto di un certo tipo.
Il massimo sarebbe avere un circuito libero per tutto il giorno, ma che dico, tutta la settimana, dove provare una dopo l’altra tutte l’auto dei miei sogni. Un circuito come Catalunya, dove farebbe sempre caldo e la sera potrei mangiare Jamon Serrano e bere sangria.

Ma veniamo alla lista delle auto. Ho sempre sognato di guidare una Ferrari F50, da quando giocavo al videogioco da bar “Final Freeway”, una delle cose più anni ’90 che esistano, dopo la radica sul volante delle auto. La Ferrari F40 ha più fascino, incute più timore, ma non mi ispira così tanto. La F50, invece, con quel V12 aspirato saldato al telaio, mi dà l’idea di essere un gokartone benevolo. Ma partirei con qualcosa di meno potente, qualcosa come una Lancia Stratos. È un’auto dalla forma così strana e dalla proporzioni così “lotussiane” (passatemi il termine) che mi attira tantissimo. In particolare, mi piacerebbe guidare la HF da Rally con livrea Alitalia. Lo so, mi piace sognare.

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Mi sono anche sempre chiesto come sarebbe guidare una Shelby Cobra, ovvero una vettura potentissima, senza un tetto a ripararvi la testa, senza freni e con un pessimo telaio. Dev’essere un’esperienza terrificante e illuminante allo stesso tempo, un po’ come lottare con un coccodrillo sott’acqua.

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Nella mia lista non ci sono auto diesel o fuoristrada, no. Ma c’è la Lexus LFA. Quest’ultima forse è quella più “facile” da provare, basta trovare un coraggioso proprietario e cercare di convincerlo che sono un professionista e che so quello che faccio; senza dirgli che non avrei i soldi per ripararla, nel caso la disegnassi contro un muro. La LFA non è bellissima, ma quel motore 4,8 litri V10 da 10.000 giri mi fa venire i peli dritti. Così come quello della Porsche Carrera GT, altra auto per cui darei un alluce pur di provarla.

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Arrivati a questo punto la mia lista si fa abbastanza ostica. Mi piacerebbe provare una Lancia Delta S4 gruppo B. Troppo spesso mi fermo a guardarla su YouTube nei video “best of Group B”, è così pazzesca e selvaggia che non si può non innamorarsi.

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Rimanendo in tema auto da corsa, mi piacerebbe provare una Porsche 956 Rothmans (auto che quel maledetto Chris Harris ha guidato) e la Viper da corsa del Team Oreca con la livrea rossa con le strisce bianche, quella che guidavo sempre in Gran Turismo.

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L’ultima non potrebbe che essere una Formula Uno, non importa quale, basta che sia dell’era moderna, diciamo dal 2000 in poi. Ecco, la Ferrari F1-2000 di Schumacher e Barrichello non sarebbe male.

Direi che la lista dei desideri potrebbe fermarsi qui. Mi sono anche trattenuto parecchio, ma penso che già così sarebbe una bella giornata di guida.
E voi, cosa mettereste nella vostra lista?

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27 Dec | 2016
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Il meglio del 2016

Il 2016 sta finendo e il panettone che ho mangiato si sta molto velocemente trasformando in grasso. Tra un trigliceride e l’altro, però, ogni Natale mi fermo a pensare, ad assaporare i ricordi dei mesi passati che velocemente scivolano via dietro le mie spalle. Questo è stato un anno incredibile per me: ho viaggiato molto, conosciuto tante persone interessanti e, soprattutto, ho guidato tanto. Sono riuscito a coronare anche un sogno che tenevo nel cassetto fin da ragazzino, quello di correre a Imola. Non mi sembra ancora vero.

Tolte le corse, l’esperienza più bella dell’anno ha a che fare con la Targa Florio. Scorrazzare con delle Porsche liberamente in compagnia di colleghi, ma soprattutto amici, è stato fantastico. Le strade da prova speciale, le persone che ci incitavano a dare gas e ci regalavano dolci, le auto… Ogni sorta di Ferrari, Porsche, Alfa Romeo, e chi più ne ha ne metta, ha percorso con noi le stupende strade della Sicilia. Ricordo ancora il primo di tratto di strada “libero” a bordo della Turbo S, con le orbite, mie e del mio amico Marco, spalancate per l’andatura di quel siluro a quattro ruote. I “tondi” davanti alla casa di Pirandello, il sigaro a Corleone, i cannoli siciliani al mattino, oppure il panino con la milza (da me tanto bramato) in periferia di Palermo, in compagnia di quattro auto da centinaia di migliaia di euro: tutti ricordi vividi e bellissimi. Con una Sicilia, più calda che tiepida, a farci da sfondo. Il miglior scenario possibile.

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La 20quattro Ore delle Alpi è stata un’altra avventura mica da ridere. Una maratona alpina di 24 ore con 4 Audi A4, in 4 turni, con 4 equipaggi…Insomma, avete capito. Il mio turno, quello che andava dalle 11 di sera alle 6,30 del mattino, è stato un vero tour de force. Non che gli altri turni non lo fossero, ma correre di notte (no stop) su 5 passi di montagna con neve e ghiaccio richiede più concentrazione. In compagnia di un termos di caffè, di una banana, di una RedBull e di un fantastico navigatore (grande Angelo) alla fine  è andato tutto liscio; un mix di traversi, lunghe tirate e brevi momenti di relativo relax. Ecco, il trauma del giorno dopo sull’elicottero, con vuoti d’aria, nuvole e montagne vicine-vicine, l’avrei evitato volentieri. Ma lo sto ancora raccontando, quindi mi sta bene.

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Un altro bel ricordo di quest’anno riguarda Budapest, più precisamente la prova della BMW M2, nientemeno che all’Hungaroring. Ottima la macchina, avvincente il circuito, ma la città e la compagnia erano ancora meglio. Il giro in barca con i colleghi, poi, è stato esilarante. Il capitano (o come diavolo si chiama quello che guidava la nostra barca-motoscafo) era un ungherese con probabili anfetamine in circolo, di conseguenza cercava di fare colpo su di noi facendo i peli ai piloni che sorreggono i ponti sul Danubio. E tutto ciò con la manetta dell’acceleratore incastrata al massimo. Non contenti, dopo cena siamo anche usciti a a bere qualcosa per la città, ma in questo caso è meglio tenere il silenzio stampa.

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Ne avrei tante altre da raccontare, ma ne racconto ancora una sola: Honda NSX all’Estoril, l’ultima (mia) presentazione stampa prima delle vacanze estive. Che pista incredibile, l’Estoril: sale, scende, si stringe e si allunga. Circondata dalla sabbia e scaldata dal sole portoghese di luglio. E che macchina, signori miei. La nuova NSX non avrà il fascino della vecchia, ma tra i cordoli fa miracoli. Quel torque vectoring incolla il muso alla corda e nasconde i kg in eccesso con una strafottente efficacia. Insomma, è un’auto veloce, ma anche elettrizzante, che poi è quello che conta. E i giri in pista, per fortuna, sono stati tanti. Un dettaglio per niente scontato, quando si tratta di provare questo genere di auto.

Ora è meglio smaltire il panettone per il 2017.

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12 Dec | 2016
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Buone e cattive auto

Secondo me dovremmo imparare dagli inglesi. No, non penso che sia bene lasciare l’Europa, sto parlando del modo di esprimere il proprio pensiero. “I think,”,”in my opinion”, sono modi eleganti e garbati per dire: “secondo me è così”. Qui da noi, invece, tendiamo a dire la nostra come se fosse l’unica verità assoluta e inopinabile.

Anche il bisogno di schierarsi per partito preso proprio non lo capisco. Succede
con i sistemi operativi dei telefoni, con i frigoriferi, naturalmente con la politica, e infine anche con le auto.
Non dico che non bisogna prendere una posizione nella vita, tutt’altro, ma nemmeno tifare Android come se fosse la tua squadra del cuore. In politica esistono buone e cattive idee, da entrambe le parti, e così esistono buone e cattive auto, di ogni marchio.

Trovo divertente osservare Vaggari e Alfisti (così si chiamano le due fazioni nemiche più numerose) scannarsi su Facebook con immagini divertenti, se va bene, con insulti di bassa creatività se va male. Per fortuna gran parte delle immagini sono ironiche e creative, ma state attenti, c’è gente che ci crede davvero. Ho visto i proprietari di una Golf e di una Alfa 147 insultare le rispettive madri con una cattiveria che manco Tyson dei tempi d’oro. Conversazioni lunghe settimane dove si discute quale auto ha più sottosterzo o quale mangia più olio. Teorici di complotti e di sabotaggi che fanno sembrare CIA e KGB fruttivendoli.

Cari signori, perché tanta ostilità? Le auto sono dei begli aggeggi, qualcuna è venuta bene e qualcuna un po’ meno. Non tutte le Ferrari sono oggetti perfetti, al mondo esistono tanti brand perché esistono gusti, persone ed esigenze differenti.

Un’Alfa non è migliore di un Audi, è diversa. Sul perché e per come ci si può discutere, ma quando si sceglie un auto, lo si fa per gusto personale, su questo non si discute. Ogni vettura ha i suoi pregi e difetti e ogni Costruttore ha prodotto modelli più o meno validi.

Secondo me.

7 Dec | 2016
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Basta poco

Basta poco per divertirsi in auto, pochissimo. Una vecchia Panda, una Volvo Polar, oppure una Saxò Diesel. Ecco forse ho esagerato. Comunque: settimana scorsa ho tenuto per qualche giorno una Ford Fiesta ST200 e devo dire che è stata un esperienza illuminante. Avevo già provato la versione precedente due anni fa, ma non mi ricordavo fosse così fantastica. O almeno, dopo aver provato svariate auto sportive di recente, mi rendo conto quanto questa sia brillante a capace di farvi emozionare. È come, dopo aver girato decine di ristoranti, tornare a casa a mangiarsi un piatto di amatriciana. Semplice ma favolosa.

È una macchina eccitante ogni secondo. Dentro non è bellissima e fuori è un po’ invecchiata, ma come si guida…
Lo sterzo vi racconta tutto e anche di più, il muso segue il vostro pensiero e il posteriore scivola come e quando volete, ma non vi uccide. Per non parlare dei freni progressivi e del motore che a 6.000 giri tira ancore come se volesse fare l’aspirato. Anche il cambio dà piacere, quel genere di piacere meccanico che vi fa venir voglia di cambiare senza ragione.

Queste caratteristiche accomunano le migliori sportive sul mercato; la Fiesta ST200 però è abbordabile, ha un bagagliaio onesto e non consuma nemmeno come una petroliera. Ma quello che più mi piace di lei è che va forte quanto serve per fervi divertire, né più né meno. Una Mégane RS (auto che, vi assicuro, ci assomiglia parecchio) è molto più veloce, ma all’aumento della potenza non corrisponde un diretto aumento del divertimento, va semplicemente più forte.

È un po’ come la faccenda della Porsche 911. Una Carrera S vi dà tutto ciò di cui avete bisogno, le versione più potenti sono solo “extra”. Ma questa è un’altra storia.

23 Nov | 2016
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Buona la prima

“The Holy Trinity”. Questo è il titolo del primo episodio di The Grand Tour. La trinità in questione è rappresentata dalle tre hypercar ibride del momento, ma ho come l’impressione che si riferisca più ai tre presentatori…

Se non avete idea di che cosa stia parlando, sappiate che non solo siete brutte persone, ma che vi verrà un’afta in bocca molto presto.

The Grand Tour è la nuova trasmissione sulle auto condotta da Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May, i tre ex presentatori della trasmissione Top Gear. “Ex” perché pare che Clarkson abbia tirato un pugno al regista o qualcosa del genere, e da qui il divorzio con Top Gear e BBC.

The Grand Tour viene prodotto da Amazon. Esatto, quel sito dove si comprano le cover dell’iPhone a 69 centesimi. E da qui la mia prima preoccupazione: come può Amazon TV competere con la BBC? Beh, può, basta comprare le persone giuste, e non parlo solo dei tre personaggi, ma di tutte le menti che girano attorno al programma.

La prima scena è carica di epicità ed è girata così bene che toglie ogni dubbio sulla qualità della regia e delle riprese. Ricorda il film Mad Max, con i tre protagonisti che attraversano una distesa di sabbia a bordo di? Auto sportive naturalmente. I tre poi si presentano a vicenda con il solito humor esageratamente british, e lo fanno su un palco in mezzo al deserto circondati da una folla di auto e di pubblico…americano. Ecco la grande novità: ogni puntata di The Grand Tour verrà girata in un luogo diverso, un tour attorno al mondo, appunto, con splendide automobili come protagoniste.

Le novità del programma si scoprono poco a poco, tra uno sketch e l’altro, tra una fumata bianca e un giro di pista. Vi dico già subito che The Grand Tour non è molto diverso da Top Gear come ritmi e come format, ma ci sono tante piccole differenze che sembrano quasi una beffa nei confronti del vecchio programma. C’è un circuito dove fare le prove? Ebbene c’è. C’è uno Stig? Non proprio. E gli ospiti? Non voglio svelarvi troppo.

Quello che posso dirvi con certezza è che è stata un’ora di intrattenimento di qualità eccelsa. I tre sono più in forma che mai, gli scenari sono fantastici, la fotografia è semplicemente mostruosa (quando hanno svelato la LaFerrari mi si è rizzato ogni pelo del corpo) e le macchine, beh, per la prima puntata non potevano essere strepitose. Vedremo come saranno le prossime undici puntate della prima stagione. Esatto, undici!

Ad ogni modo, ero preoccupato che The Grand Tour fosse solo un tentativo di rimediare alla fine di Top Gear come lo conosciamo con un budget esagerato ma mal sfruttato, ma dopo quello che ho visto posso dire che questa volta hanno sparato in altissimo, centrando ogni-singolo-centro. Lunga vita alla Santa Trinità.