Tag: ciclismo

1 Dec | 2015
jrgulinelli
critical mass

Targa e bollo anche per le bici? Se vivessimo in un paese perfetto…

A me piace la bici, mi classifico come “ciclista” anche se non adoro le etichette e qualche volta, lo ammetto, ho partecipato anche ad una critical mass per rivendicare, pedalando, lo spazio cittadino e le strade… ma non amo i radicalismi e i no a priori.

Se vivessimo in un paese perfetto il tanto contestato emendamento Filippi a me non parrebbe così assurdo, anzi. Che la mia bicicletta sia riconoscibile e che debba pagare un bollo mi farebbe sentire più sicuro e mi farebbe anche identificare in qualcosa di concreto e riconosciuto: un ciclista legalizzato. Ma il problema è che non viviamo affatto in un paese perfetto.

Per me è semplice, è una questione di civiltà: io come cittadino o come ciclista do il mo contributo allo stato, purché lo stato mi ricambi con dei servizi e mi tuteli. In questo senso l’emendamento del senatore del PD è assurdo, infelice e anche irrispettoso. Ecco perché: secondo l’onorevole, con la targa ben attaccata al telaio, il certificato di pagamento del bollo in tasca e magari anche l’assicurazione pagata (perché forse questo è il vero obiettivo dell’emendamento…) dove circolerebbe il ciclista/lavoratore, ad esempio romano, per fare le sue consegne in bici? Sul marciapiede? visto che le piste ciclabili si contano sul palmo di una mano. E dove potrebbe parcheggiare la bici il panettiere che consegna il pane con la sua Graziella? Legata ad un palo qualsiasi o ad un albero? Perché di parcheggi per le biciclette non ce ne sono neanche a pagarli… E mi verrebbe da chiedere anche dove sono gli scivoli per salire le scale pubbliche con la bici alla mano, ma solo al pensiero mi viene da ridere da solo, mi sembra di parlare di fantascienza…

Ad ogni modo, il mio pensiero è questo: datemi una città ciclabile e pagherò di corsa bollo, targa e anche assicurazione. Ma fino ad allora #LaBiciNonSiTocca!!!

 

 

9 Feb | 2015
francescoirace

Rohan Dennis e il nuovo record dell’ora: 52,491 km

Nel velodromo svizzero di Grenchen fatto costruire dal patron della sua squadra BMC, Andy Rhis, Rohan Dennis ha infranto il record dell’ora di Brandle (51,852 km) percorrendo 52,491 km in un’ora.

Il 24enne australiano ha alzato l’asticella di ben 600 metri, dando tutto ciò che aveva proprio nel finale.

“Sono molto stanco, ma orgoglioso per quanto fatto. Nel finale ho dato tutto e ho sofferto tanto”, ha detto Rohan Dennis.

Che ha di fatto corso i primi 25 minuti a 52 km/h, per poi aumentare la media fino a 52,6.

Quando mancavano circa 20 minuti è arrivato a registrare un picco di 52.8 km/h per poi calare pian piano fino agli ultimi secondi.

Si è trattata di una vera e propria impresa per colui che solo due settimane prima aveva trionfato nel Tour Down Under.

Chi proverà a infrangere il nuovo record a breve? Bradley Wiggins. L’appuntamento è per quest’estate…

27 Jan | 2015
jrgulinelli

“La Bicicletta di Bartali”


Il bene si fa ma non si dice”… Una frase che riassume l’essenza luminosa di un uomo, la sua umiltà e soprattutto la purezza delle sue buone intenzioni, una frase che mostra il vero lato di un Campione, perché “ci sono medaglie che si attaccano al petto e altre che si attaccano all’anima”.

Probabilmente il bene che aveva nel cuore era ciò che lo rendeva felice davvero, a posto con la sua coscienza e soddisfatto come uomo. I tre Giri di Italia e i due Tour de France vinti devono essere stati per Gino Bartali delle piccole imprese a confronto di quegli “allenamenti occulti” (oltre 300 km pedalando per l’Italia) che compiva discretamente, solo con se stesso, trasportando nei tubi della sua bicicletta qualcosa che avrebbero salvato la vita di innocenti: documenti falsificati destinati a nascondere l’identità di alcuni ebrei perseguitati.

Una storia vera, rimasta nascosta nella sua sincera discrezione, nella sua voglia di fare il bene solo per farlo (l’unico a conoscere la vera identità del campione ciclista era suo figlio). Insomma, un esempio di vita prima ancora che di sportività. In quel periodo della grande guerra non si correva per competizione (le corse ciclistiche ovviamente erano interrotte) ma le pedalate di Bartali spinte da un cuore nobile non si sarebbero mai arrestate e per questo, probabilmente, rimangono nella storia come le pedalate più belle.

Non ho ancora letto “La Bicicletta di Bartali”, che esce oggi 27 gennaio (giornata della Memoria), ma presto lo farò perché credo che raccontare un momento così tragico dell’umanità attraverso la storia eroica di un Uomo Buono sia il modo migliore per dare un senso alla storia di un grande male.

Altri libri per approfondire le imprese di Bartali:

“La Strada del Coraggio. Gino Bartali eroe silenzioso”

“Quanta strada ha fatto Bartali”

“La corsa Giusta”

17 Dec | 2014
francescoirace
BianchiTeamLottoNLJumbo1

Bianchi Oltre XR.2 del Team LottoNL-Jumbo

Bianchi si prepara alla stagione 2015 svelando ufficialmente il modello Oltre XR.2 del Team LottoNL-Jumbo.

Ultimissima evoluzione del telaio racing estremo in carbonio Oltre, la nuova Oltre XR.2 in dotazione al team WorldTour olandese è interamente celeste, celebrando così il colore-simbolo di Bianchi nell’anno del 130° anniversario dell’azienda.

 

Com’è fatta

La Oltre XR.2 garantisce un’accelerazione rapida, la massima trasmissione di potenza e un’eccellente maneggevolezza, grazie al telaio extrarigido e all’esclusiva geometria Bianchi già testata con successo in gara. Il telaio fornisce una triplice performance, esprimendo la miglior combinazione di leggerezza, rigidità e aerodinamica.

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16 Dec | 2014
jrgulinelli
TdF 2000 X

“Bici Iconiche” 2: Bianchi Mega Pro XL Reparto Corse

Nella storia del ciclismo il colore “Giallo” è strettamente legato ad un Campione che riuscì ad entrare nei cuori di tutti gli appassionati di questo sport e non solo (un po’ come il giallo del 46 di Valentino Rossi nel motociclismo): Marco Pantani.

Bandana gialla sulla testa, maglia gialla della Mercatone Uno e bicicletta Gialla, e celeste, firmata Bianchi: sì, la mitica Bianchi Mega Pro XL Reparto Corse che tutti associamo all’immagine eroica del “Pirata”.

L’anno “d’oro” del Pirata

Una bici molto speciale, fatta su misura per lo stile “d’attacco” del fenomenale scalatore quale era Marco, di costruzione esile e leggera, dal telaio abbastanza rigido e scattante, incarnava tutta la tecnologia ciclistica più avanzata di fine Anni ’90. Un prodotto praticamente artigianale che, nel 1998, portò sul gradino più alto del podio del Giro d’Italia e del Tour de France il nostro Pirata.

Chi ama questo sport non può non avere ancora nella mente le immagini, da pelle d’oca, dell’accoppiata Bianchi/Pirata sul Plan di MonteCampione al Giro e sul Passo Galibier al Tour; i momenti chiave dove il romagnolo costruì la mitica doppietta di quell’anno sconfiggendo Pavel Tonkov nella corsa italica e Jean Ulrich nella gara a tappe transalpina.

Pochissimi ciclisti nella storia sono riusciti nell’eroica impresa di arrivare vincenti, nello stesso anno, sia a Milano che a Parigi. Tra l’altro Marco Pantani conquistò la Maglia Gialla al Tour come primo italiano dopo la vittoria di Gimondi nel lontanissimo ’65. Nessun’altro compatriota da allora è arrivato vincitore sugli Champs Elysees, fino a quest’anno con la vittoria di Vincenzo Nibali.

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