16 Dec | 2014
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TdF 2000 X

“Bici Iconiche” 2: Bianchi Mega Pro XL Reparto Corse

Nella storia del ciclismo il colore “Giallo” è strettamente legato ad un Campione che riuscì ad entrare nei cuori di tutti gli appassionati di questo sport e non solo (un po’ come il giallo del 46 di Valentino Rossi nel motociclismo): Marco Pantani.

Bandana gialla sulla testa, maglia gialla della Mercatone Uno e bicicletta Gialla, e celeste, firmata Bianchi: sì, la mitica Bianchi Mega Pro XL Reparto Corse che tutti associamo all’immagine eroica del “Pirata”.

L’anno “d’oro” del Pirata

Una bici molto speciale, fatta su misura per lo stile “d’attacco” del fenomenale scalatore quale era Marco, di costruzione esile e leggera, dal telaio abbastanza rigido e scattante, incarnava tutta la tecnologia ciclistica più avanzata di fine Anni ’90. Un prodotto praticamente artigianale che, nel 1998, portò sul gradino più alto del podio del Giro d’Italia e del Tour de France il nostro Pirata.

Chi ama questo sport non può non avere ancora nella mente le immagini, da pelle d’oca, dell’accoppiata Bianchi/Pirata sul Plan di MonteCampione al Giro e sul Passo Galibier al Tour; i momenti chiave dove il romagnolo costruì la mitica doppietta di quell’anno sconfiggendo Pavel Tonkov nella corsa italica e Jean Ulrich nella gara a tappe transalpina.

Pochissimi ciclisti nella storia sono riusciti nell’eroica impresa di arrivare vincenti, nello stesso anno, sia a Milano che a Parigi. Tra l’altro Marco Pantani conquistò la Maglia Gialla al Tour come primo italiano dopo la vittoria di Gimondi nel lontanissimo ’65. Nessun’altro compatriota da allora è arrivato vincitore sugli Champs Elysees, fino a quest’anno con la vittoria di Vincenzo Nibali.

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10 Dec | 2014
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lotus boardman

“Bici Iconiche” 1: Lotus Type 108

 

La bicicletta, come oggetto in sé, è esteticamente ed oggettivamente bella.

Secondo me, però, ogni bici ha la sua storia legata, tra l’altro, al suo proprietario che la rende ancora più bella. E qui la bellezza diventa, sì, soggettiva.

Io, per esempio, ogni volta che torno da una pedalata parcheggio la mia bici al suo posto (rigorosamente DENTRO casa), la guardo e trovo che quei chilometri in più accumulati nelle ruote, nel telaio, negli atomi che la compongono, le danno un fascino ogni volta nuovo e più maturo, un’aura speciale. E così la contemplo qualche minuto sentendo crescere il legame che ci unisce…

Da qui nasce l’idea di ripercorrere la storia delle biciclette “mitiche” più famose al mondo legate indissolubilmente alle loro imprese con i più grandi ciclisti di tutti i tempi: “Le bici iconiche nella storia del ciclismo”.

Il primo capitolo è dedicato a quella che, negli Anni ’90, divenne la bicicletta più famosa al mondo, un’inglese D.O.C. che, tra l’altro, porta un nome legato anche all’automobilismo britannico: la Lotus Type 108.

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12 Nov | 2014
jrgulinelli

Il Video della bicicletta più veloce al mondo: a 333 km/h

Bici 1 – Auto 0.

Per una volta (anche se truccata…) la bicicletta sorpassa, e di tanto, l’automobile… e che automobile.

È il caso del nuovo record del mondo di velocità su bici stabilito da François Gissy.

Il francese, a bordo della sua bici equipaggiata con tre motori a razzo, ha letteralmente bruciato sullo scatto una Ferrari F430 (650 CV).

Ma più che la vittoria sulla rossa di Maranello colpisce proprio il record di velocità stabilito: 333 km/h. Ma ancora di più: questa velocità da vera e propria supercar è stata raggiunta in soli 4,8 secondi, comprendo un quarto di miglio (circa 400 metri) in meno di 7 secondi. Assurdo!

Già lo scorso anno (maggio 2013) Gissy aveva stabilito, ad Interlaken in Svizzera, il record di 285 km/h ed ora, dopo la nuova impresa, non si ferma: l’obiettivo è la soglia dei 400 km/h.

A parte i tre reattori montati dietro, la bici dei record è una bicicletta in tutto e per tutto, sì, con il telaio rinforzato e realizzato ad hoc e gli pneumatici appositamente realizzati per andare a 300 all’ora.

 

 

 

10 Nov | 2014
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Per Piaggio la e-Bike è anche personal trainer

Che Piaggio ci sappia fare con le due ruote è un dato di fatto.

Ora, con il senno di poi, dopo aver visitato lo stand della Casa di Pontedera all’EICMA 2014 di Milano viene da chiedersi: perché mai con tutto il know-how che si porta dietro la firma italiana ancora non aveva realizzato un progetto di questo calibro?

La Electric Bike Project presentata al salone di Milano è infatti appena nata e già si posiziona tra le migliori in circolazione. Ma soprattutto va un passo più avanti rispetto alle bici a pedalata assistita “convenzionali” proponendo nuovi metodi di interazione tra il ciclista, il mezzo meccanico e il medio ambiente, “un mezzo completamente nuovo per soddisfare le necessità più avanzate e le ultime tendenze in campo di mobilità”.

Lo stile di un “Vespino” tradotto in una bici

Lo stile di un Vespino tradotto in una bicicletta tecnologicamente molto avanzata, di questo si tratta. La parte meccanica della nuova bicicletta a pedalata assistita di Piaggio è composta da un motorino elettrico da 250W-350W completamente disegnato, sviluppato e costruito dal Gruppo Piaggio a Pontedera.

Moderno e compatto, la sua forma disegna l’intorno del movimento centrale ed occupa lo spazio della corona, in modo da non compromettere l’estetica classica della bicicletta. L’autonomia garantita dalla batteria da 400 Wh (posta sotto il sellino) è compresa tra i 60 e i 120 km.

Lo schermo, di tipo contactless, si ricarica semplicemente grazie alla vicinanza con la centralina ed è dotato di presa USB per la connessione con lo smartphone che funziona sia come ricarica che come aggiornamento del software.

Vita dura per i ladri di biciclette

Inoltre i tre sistemi elettronici della bicicletta, motore, centralina e display funzionano solo se collegati tutti insieme; questo significa che scollegando e staccando il display la bicicletta è praticamente inutilizzabile. Un sistema antifurto eccellente (tra l’altro coadiuvato dal GPS installato nel modulo ella batteria)

Bici o personal trainer?

Ma la vera innovazione della bicicletta a pedalata assistita di Piaggio riguarda il sistema PMP (Piaggio Multimedia Platform) che, oltre a fornire i dati basici sulla navigazione, veste il ruolo di vero e proprio personal-trainer.

L’assistenza alla pedalata fornita dal motore elettrico è infatti proporzionata allo sforzo fisso pre-impostato della pedalata del ciclista. Se ad esempio si imposta 100W di potenza fissa, si lascia libero il motore di aumentare o diminuire il suo contributo sulla base delle variazioni altimetriche per rispettare i parametri impostati e coerenti col programma di allenamento che si intende realizzare.

Altri parametri che si possono impostare nei programmi di allenamento (e su cui poi si baserà il computer interno per la giusta erogazione di energia di assistenza alla pedalata) sono il ritmo cardiaco, le calorie e il peso corporeo. Se vuoi dimagrire, insomma, ci pensa la e-bike di Piaggio a farti briuciare calorie, se invece non vuoi arrivare in un bagno di sudore a lavoro to aiuterà a pedalare senza sforzo…

La Electric Bike Project, insomma non pensa solo all’ambiente ma tiene sotto controllo anche la saluta del ciclista. Arriverà in commercio durante i primi mesi del prossimo anno.

 

 

31 Oct | 2014
jrgulinelli
Autumn------

Quando la bici diventa un modo di esprimersi…

Sì, per me la passione della bicicletta è anche esprimere la mia creatività.

Dopo che hai pedalato innumerevoli ore, giorni, forse mesi della tua vita (qualche tempo fa il mio vecchio contachilometri segnava 55.000 Km…), su strada, su sterrato o in città, il legame con il tuo mezzo diventa profondo, quasi simbiotico.

Non è facile da spiegare, perché è diverso dal legame che può avere un motociclista con la sua moto o un automobilista con la sua auto…

Con la bici ci gioisci insieme, ci soffri, ci condividi pensieri, angosce, paure, desideri e ambizioni (e se siete ciclisti potete aggiungere cose alla lista…).

Lei ti da la possibilità di andare… tu la muovi con le tue gambe, con la tua forza (fisica e di volontà).

E’ un rapporto diretto, dal quale sempre nasce qualcosa di positivo. Ogni uscita in bici è catartica, ritorni a casa più leggero, in contatto con te stesso e con il Mondo. Un po’ come dopo una meditazione.

E allora, da qualche tempo (e dopo aver raggiunto quota tre bici in casa), mi sono detto: perché non farmi la “mia bicicletta”? “Mia mia” non poteva essere, perché a saldare i tubi ancora non ho imparato (ancora…) e allora ho deciso far “reincarnare” bici ormai seppellite…

Si, restaurandole a modo mio le trasformo in qualcosa che corrisponde alla mia visione della bicicletta, mescolandola con il mio stato d’animo.

E poi le do un nome. Una volta finita ci salgo sopra, pedalo e, lasciandomi guidare dalla sensazione che “lei” mi da, la battezzo.

E così prima è nata “Cloud” che mi faceva letteralmente volare tra le nuvole, poi “Garden” che mi faceva sentire in armonia con la natura, e poi, quest’ultima arrivata: “Autumn”, in perfetta sintonia con questa malinconica stagione dell’anno che inizia…

Ah! Per me la bici perfetta è a “Scatto Fisso” o “Single Speed”, perché senza fronzoli si apprezza meglio la purezza dell’anima…

“Autumn” prima di reincarnarsi: