23 Dec | 2014
jrgulinelli

Il Triatleta Spaziale

Parmi

Extra-terrestri”, è questo uno degli appellativi più comuni che ho sentito dare agli “Iron men” del Triathlon. C’è n’è uno che, quando ho scoperto far parte dell’Élite di questo sport meraviglioso, mi ha fatto fare un sorriso di quelli a 32 denti: Luca Parmitano. Il suo nome mi diceva qualcosa, ho guardato un attimo all’insù pensieroso mentre leggevo la sua intervista e ho detto “ma sì, Parmitano l’Astronauta!”. Lui nello spazio c’è andato davvero.

Non c’è niente da fare, quando nella vita di un umo (o di una donna) il limite è un traguardo irrinunciabile da oltrepassare, le prove o missioni che ci si autoimpone non sono mai abbastanza. Una dopo l’altra cadono sotto la forza di volontà dell’uomo e spostano il confine delle sue possibilità ogni volta un po’ più in la.

Chissà, il maggiore dell’aeronautica dopo aver valicato i confini terrestri ed essersi spinto nell’ignoto dello spazio, si sarà chiesto “e ora? Vediamo un po’, qui in terra, dove posso confrontarmi con i miei limiti?” La sua scelta è ricaduta sulla prova massima del triathlon quella che trasforma chi la fa, appunto, in un Iron Man: 3,8 km a nuoto, 180 km in bicicletta e per finire una maratona podistica (42 km).

Insieme a lui a “soffrire” in mare e sulle strade delle Hawaii c’era anche un altro noto italiano che di limiti non ne vuole proprio sapere… Alex Zanardi. Pare che, quando i due si sono incrociati durante la maratona finale, l’astronauta abbia salutato il pilota con un semplice ma onorevole “grande Alex”. Sì due grandi.

Per me c’è un estratto dell’intervista a Luca Parmitano, pubblicata sulla rivista Colnago Zoom, che risponde a chi si chiede perché mettersi così alla prova? “… la sfida per me è stata di concludere la gara. La possibilità di non riuscire non solo esiste, è estremamente reale. Non avrei scelto questa gara se non pensassi che esiste la possibilità di non essere in grado di finirla. La “sfida” consiste in questo: fare qualcosa non perché si è certi di esserne in grado, ma proprio perché non lo si è!”.

Ad aiutarlo nella sua impresa è stato, poi, un altro pezzetto di Italia, Colnago appunto. “… La frazione più difficile per me è stata anche la più lunga, quella in bicicletta. Per vari motivi, innanzitutto, fino a poco tempo fa non avevo mai utilizzato una bicicletta da triathlon! Ho scelto una bicicletta italiana, perché l’Italia è da sempre all’avanguardia nella realizzazione di biciclette a elevate prestazioni”, e questo, come italiano e amante della bicicletta non può che inorgoglirmi!

 



Commenta su Facebook

Commenta sul sito

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Puoi usare questi codici HTML nel tuo commento: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>