30 Mar | 2016

Perché Top Gear Italia non può piacere agli appassionati di motori

Top-Gear-Italia

Ieri, dopo una settimana in cui lo conservavo su MySky, mi sono finalmente deciso a guardare il primo episodio di Top Gear Italia e, parafrasando Jeremy Clarkson, l’ho trovato terrible!

Per me Top Gear è sempre stato un programma straordinariamente ben fatto e molto divertente e un po’ temevo che una versione italiana sarebbe stata un disastro. Però è anche vero che Sky ha saputo prendere dei format internazionali e renderli migliori degli originali (Masterchef su tutti) per cui un po’ ci speravo.

I conduttori
Come la versione originale, anche Top Gear Italia ha tre conduttori: la voce della MotoGp Guido Meda, il giudice superstar di Masterchef, Joe Bastianich, e Davide Valsecchi, ex pilota professionista di medio livello e commentatore tecnico della Formula 1 su Sky Sport. Insomma, Sky ha scommesso sui cavalli che già aveva in casa contando sull’affezione dei clienti sportivi Sky alle voci di Meda e Valsecchi e sperando di attirare anche i non amanti dei motori grazie a Bastianich. E qui arriva il primo grande problema del programma.

Nessuno dei conduttori sa guidare
Guardando il programma si ha l’impressione che nessuno dei tre ami le auto. Sembra gente che nella vita si sposta soltanto in Taxi o con l’autista o che usa la macchina solo per andare dal punto A al punto B, poco importa su che modello. Saliti su una Ferrari o su una Nissan GTR si stupiscono del fatto che vadano forte e che abbiano un rombo meraviglioso. In effetti, chi mai direbbe che una Ferrari è un’auto veloce? Perfino Valsecchi, che è stato un pilota di Formula 1, sembra soncertato dall’accelerazione della sua Nissan GTR come se nella vita avesse gareggiato sempre su una Toyota Prius. Nella versione inglese del programma Clarkson ed Hammond portano tutte le auto al limite e perfino Capitan Lento sa fare uno Scandinavian Flick senza troppo impegno.

Nessuno dei conduttori sa qualcosa di auto
Gli autori del programma sanno sicuramente scrivere degli sketch comici, ma di auto sono davvero a digiuno. O comunque devono aver visto male gli episodi del Top Gear inglese. Guardando la versione originale del programma si potrebbe avere l’impressione che il conduttore principale, Jeremy Clarkson, sia solo un rozzo inglese troppo cresciuto che si limita a schiacciare a fondo l’acceleratore per vedere che effetto fa. In realtà basta ascoltare cosa dice mentre prova le auto per capire che ha una vastissima cultura automobilistica e una grande sensibilità, oltre a saper fare dei drift come un vero rallysta.
Questo non succede in Top Gear Italia, dove nessuno dei conduttori sembra aver mai sfogliato un numero di Quattroruote nemmeno per sapere quanto valeva la sua vecchia auto usata.

Poche idee e già viste
Nel primo episodio del programma hanno riproposto solo cose che avevo già visto anni fa nel Top Gear inglese e in quello americano. L’iniziazione di Bastianich con il pilota di Rally? L’aveva fatta James May con Ken Block e, senza nulla togliere al campione italiano di Rally, non è proprio un’idea geniale imitare Ken Block a tre anni di distanza.

La gara a Gardaland? Già vista in Top Gear US dove i conduttori gareggiavano all’interno di un parco divertimenti abbandonato.
E la Panda che sopravvive a tutto? Già vista nel Top Gear inglese, ma al posto della Panda c’era un pick-up Toyota Hilux che sopravviveva perfino alla demolizione controllata di un grattacielo. Già, proprio un grattacielo.

Troppa recitazione
Infine, la parte in studio. Qui il programma dà il peggio di sé con i conduttori che recitano a memoria le battute scritte dagli autori e l’effetto è davvero imbarazzante perché si capisce con cinque secondi di anticipo che uno dei tre sta per fare una battuta.

Ma qual è il vero motivo per cui Top Gear Italia non potrà mai funzionare?
L’originale Top Gear ha fondato il suo successo sull’essere irriverente e sul criticare pesantemente le auto che non gli piacevano, indipendentemente dal fatto che le aziende costruttrici fossero o meno inserzionisti del programma. Secondo voi, la versione italiana potrebbe mai fare un’intera puntata sul fatto che una casa costruttrice abbia deciso di fare delle auto per gente che non capisce nulla di auto?

AGGIORNAMENTO
Oggi sono stato contattato dall’ufficio stampa di Top Gear Italia che mi ha fatto alcune precisazioni sul programma, che ritengo corretto condividere con tutti voi.
Format: a quanto pare  chi acquista il format di Top Gear è obbligato a riproporre certe prove che tutti noi abbiamo già visto nell’edizione inglese. Personalmente la trovo una scelta suicida, perché l’originale è andato in onda più e più volte su Discovery e Dmax e il confronto rischia di essere impietoso. Ma queste sono le regole imposte da BBC e Sky non può fare altro che seguirle.
In USA sono riusciti a sbarazzarsi di questi paletti, speriamo accada anche in Italia per la seconda stagione.
Possibilità di criticare:  BBC impone che le auto presenti nel programma non siano dei product placement. Questo per garantire quella libertà di critica giornalistica che ha reso celebre Top Gear nel mondo.
Nelle prime due puntate non ho visto nulla di tutto questo, ma volentieri mi vedrò tutta la stagione per vedere se Guido, Joe e Davide approfitteranno di questa occasione unica nel panorama italiano per poter dire quello che pensano veramente sulle auto che guidano.


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ci sono 2 commenti
  1. Claudio
    6 April 2016 / ore 09:20

    sono fondamentalmente d’accordo con l’articolo ma facendo l’avvocato del diavolo dico anche che secondo me vedendo la versione inglese doppiata sicuramente la capacità dei doppiatori aggiunge una profondità particolare ai dialoghi e ai conduttori.

  2. Marco Agnelli
    25 April 2016 / ore 06:24

    Daccordissimo con l’articolo. Ma ciò che più emerge nella versione italiana è non aver capito la filosofia del programma UK. Lo humour dei conduttori e i tre personaggi interpretati dagli stessi non sono affatto replicati dai nostri. Peraltro tre pesci fuori d’acqua in tutti i sensi. Non “bucano”, non hanno carisma e …..non sanno neppure recitare il proprio ruolo. Chi ha la fortuna di seguire l’originale in inglese (e non il pessimo doppiaggio) può comprendere meglio perché questo programma ha avuto il successo che ha avuto.

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